lunedì 24 luglio 2017

LUCE, CAP.12: "M'INCHIODO SU UN LASTRONE"

12. M’inchiodo su un lastrone

Accolgo il tempo, questo tempo. Voglio dargli del tu e che i suoi abitanti mi riconoscano. Chiedo a Luce di illuminarmi di Linguaggio. No, devo essere più chiaro: chiedo a Luce di lasciarmi dire sì, acconsentire al confronto, allo scambio deviante, ai cartelli stradali che non ho mai guardato e seguìto.
Invito i volti sul selciato, i fiori non assolati ma ombrati dalla bruma della storia... chiedo di non... Essere.
Guàrdami, Adolescente! Tanti quanti siete ma uno alla volta, non una-o prima e l’altro-a dopo ma ciascuno Uno-Una.
Voi siete Luce. Lasciate che io vi racconti una storia d’amore inconsumabile... siedi accanto a me verso il tramonto...aspetta...non parliamo...lasciamo che le rayon vert ci inanelli e muova le nostre dita e ne faccia carezze. E... ecco, vi vedo, siete due Adolescenti, due ragazze così diverse, una dei campi una di città... il selciato vi accoglie né di campagna né di città... eppure è lei, la ragazza dei campi, che invita a passare la notte sul pagliericcio lì accanto e non avere fretta e aspettare che la notte... che la notte ti regali mi regali ci regali l’heure bleue e gli uccelli notturni abbiano smesso il loro canto affiochito dal sonno e il primo cane ridestato ùluli alla luna non apparsa ancora... e il silenzio sia Luce.
E ora tocca con la tua mano destra il libro che ti porgo con le mie due mani aperte a sorreggerlo, a leggere...