venerdì 6 gennaio 2017

"CHE NE SAI TU DELL'ITALIA... E DEL BUCO NEL VISO?! (Con finale a sorpresa.)


Che ne sai tu dell’Italia?
Il Monviso.
Il Monviso ti si presenta così: svettante sopra un mare di altri monti che sembrano tutti uguali, riconoscibilissimo perché sempre, estate e inverno, se ne sta con quella specie di cappuccio bianco sulla vetta. Che a volte è neve, a volte semplicemente nebbia e foschia. Ma quando è neve, e persino quando tutte le altre montagne intorno sono innevate in ugual modo, il Monviso si distingue e si staglia, si erge e si innalza sulle altre, forse perché più innevato di tutti, forse semplicemente perché innevato in modo diverso. E se lo hai visto almeno una volta, dopo lo riconoscerai sempre, anzi ti sembrerà di intravvederlo anche dietro la nebbia e la foschia. Ti girerai di là e saprai che sei girato nella direzione del Monviso. E ovunque andrai, per le strade della provincia di Cuneo da Mondovì verso Saluzzo e Barge in Valle Po, e poi in quelle della provincia di Torino in Val Pellice, lui sarà sempre alla tua sinistra o poco dietro di te: presenza costante e familiare, cappuccio bianco in mezzo a una distesa di monti.

Ma… in tutto il mondo si dice “Paramount”!
Deve essere stata una fulminazione del genere ad aver fatto innamorare il tycoon della Paramount Pictures. Fatto sta che il logo storico della montagna Paramount non è altro che il Monviso. La leggenda è un po’ più articolata, e racconta di un emigrante piemontese arrivato a Hollywood… Sai, uno dei tanti che venivano a lavorare alla grande ferrovia transcontinentale; e che un giorno si era ritrovato al cancello della neonata Paramount. E che un pezzo-da-novanta gli avesse chiesto – chissà, in quanto italiano, conterraneo di Leonardo da Vinci… – di fare un pensierino sul… marchio della ditta, e che il piemontese, zac! tira fuori la foto del Monviso che ha nel cuore!
Insomma: “First Majestic Mountain”, primo marchio della Paramount, qui Monviso a voi Hollywood!

Il Viso.
La gente di qui non dice “Monviso”, dice “il Viso”, e io – che sono nata proprio qui sotto – trovo che sia un nome stupendo, e mi piace assai anche il suo secondo nome, niente meno che “Re di Pietra”!
Gli alpinisti da sempre fanno “il giro del Viso”, cioè il giro intorno al Monviso facendo tappa in alcuni rifugi. I bambini del Piemonte imparano sin da piccoli a riconoscere il Monviso, dove si trova e perché vale la pena di essere ricordato. E così tutti i bambini d’Italia: perché dal Viso nasce il fiume più lungo d’Italia, il Po. E forse c’è ancora qualche insegnante in Italia (a parte Umberto Bossi) che si prende la briga di insegnare ai ragazzi che il sacro Po nasce in un luogo che si chiama “Pian del Re”, che la fonte è proprio lì, che lì sgorga dalle profondità della terra, a poco più di 2.000 metri d’altezza, la prima acqua del Po che poi si spingerà a valle, nella pianura Padana e oltre, fino a sfociare nel Mare Adriatico.
Anche io, come tanti bambini e ragazzini, ho fatto la mia bella gita alla sorgente del Po, ben prima che si parlasse di ampolle e ampolline preziose, ben prima che fosse un evento il raccogliere le gocce di quell’acqua freschissima e rinchiuderle dentro contenitori di vetro. E quel luogo, il luogo in cui nasce il Po, mi era sembrato un luogo di “turismo montano” come altri. Tranne che per quel piccolo particolare: la pietra grigia con la scritta “Qui nasce il Po”. Non ricordo nulla di quella gita, una domenica del mese di Giugno di molti anni fa, ma ricordo come se fosse adesso quella pietra, e ricordo che feci una foto a cavalcioni proprio sul mucchio di pietre da cui vidi con i miei occhi sgorgare l’acqua del fiume più lungo d’Italia. Mi sembrava un luogo mitico, e mi sembrava stupido non immortalarlo in una foto.
E certamente dal Pian del Re quello stesso giorno devo aver visto, più in alto, anche il “Buco di Viso”, o devo averne letto le indicazioni su uno di quei cartelli di montagna in legno che segnalano le direzioni.

Il Buco del Viso.
Il Buco di Viso, amici miei, è roba seria, nel bene e nel furbo. È il primo traforo alpino della storia da qua a… là, per unire noi e… loro, sì i Galli, o se preferite i Francesi, insomma, quelli là. Il primo traforo e non per guerra o conquista, non per farci passare truppe cammellate o carrarmati. 
Nel Bene, per la sopravvivenza di un piccolo Popolo valligiano, nel Furbo per il prestigio di Ludovico II, Marchese di Saluzzo, filofrancese e soprattutto attento a escogitare ogni mezzo per non farsi fregare dai Savoia. E così, nel 1480, che cosa pensa? “Facciamo un bel tunnel?!”

Fatto. Nacque così, bucando con le mani e gli scalpelli il Viso, la “via del sale”, il miracoloso catetere per portare in Italia enormi quantità di sale di Provenza, dalle rinomate saline di Aigues-Mortes. E schivare le postazioni armate (Dazi) nei territori dominati dai Savoia, succhiatori di quattrini e sangue anche allora. Come dire: fare buon Viso a cattivo gioco!
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Oh avrei tanti ricordi giocosi e romantici da dire sulla Magica Montagna, ma come faccio? Come faccio a non cogliere l’occasione di porre a me e a tutti voi una domanda?
Forse il Sale non ci manca, Ludovico II non c’è più, i Savoia… meglio lasciar perdere… Ma noi, noi ci siamo! E allora?
Che aspettiamo a tirarci sù le maniche e fare un buco gigantesco nella Nemica Europa che ci rapina per conto del Padrone del Mondo?!