mercoledì 7 dicembre 2016

ALLA RICERCA DI UN "LIBRO" NELLA MILANO DEMOCRATICA DELL'ERA LETIZIA-PISAPIA-KEBAB




Ops.


Nell’area metropolitana della esemplare Capitale Democratica d’Italia, Milano, le Librerie sono state soppresse a favore di Beni&Kebab. I quali restano nella gadget-forma degli stores Mondadori e Feltrinelli, con vari packaging Baricco, Faletti e altri X-Factor.
Resta Il Libraccio, e ci sono andato. Non per cercare Libri. Sono andato per passare un paio d’ore tra gli scaffali stipati di costole, sormontati da scaffali stipati di costole. E sono stato premiato. Il mio sguardo s’è affollato, allagato, stivato, sfidato, conteso, richiamato, rincretinito di Titoli. Tutti nel senso della costola, cioè del dorso. Verticali. Milioni di Titoli stampati e disposti all’insù o all’ingiù.
continua


Milioni di Titoli, forse Miliardi. Ogni libro un Titolo. Ho, per la prima volta nella mia vita di Lettore, pensato al Libro non più come Libro ma come Titolo di un Libro. Milioni, miliardi di Scrittori che si sono trovati allo specchio o al cesso o al tavolino a meditare il Titolo per la loro Opera. Che Titolo scegliere? Che Titolo imporre all’Editore prima che l’Editore imponga il “suo” titolo? Ho pensato a quella Parola con la quale l’Autore gioca tutta la sua vita o progetta un colpaccio di marketing. Ho pensato a quanti Titoli identici hanno popolato e popolano gli scaffali dalla University Press di California al Libraccio di Milano, e quanti mai Titoli incopiabili, unici – da Minucio Felice a Banergj Divakaruni – sono oggi accostolati scaffalati qui, davanti sotto sopra intorno a me. E ognuno unico. Sticàzzi, mi sono detto.
E ho finalmente pensato al mio… primo Titolo. Che volli Unico, e immaginai mai pensato prima “per un Libro”. E lo chiamai “33 giri”: un Libro che suonasse come un vecchio long-playing. Un Libro di versi, ovviamente. E fu Libro di versi anche il secondo, ma allora la scelta del Titolo volle misurarsi con un mostro sacro: nientemeno che il sempreverde “Che fare?”, Titolo di tradizione russa poi arrossito agli inizi del Novecento. Il mio terzo Titolo segnò un colpo d’ali, una sorta di liberazione (libr-azione) dal Nome sù sù verso la narrazione, la cultura morale del tardo Novecento. E venne “Mio giovane amico, in forma di principe”. A quel punto prese il via un vezzo, una maniera, e mi lanciai verso il plafond d’un tetto leopardiano, tra Canti e Zibaldone. Nientemeno che “Il verso, il vizio, lo stile, la morte”. Poi smisi. E intrapresi la via d’un appuntamento ai Lettori: e misi insieme un libro-collage di fine anno dedicato all’anno nuovo. E in edizione fuori-commercio, dono agli amici, prese il via la serie dei “Vivenda”, manuali di letture fatte e scelte per… educare alla lettura precotta e masticata. E un giorno fui spinto, lanciato dentro un genere impensabilmente commerciale. Uno dopo l’altro, videro la luce – e, da non credere, le ristampe, le tirature e le vendite – di “Ti amo” (Titolo che fu l’anno dopo copiato di sana pianta dal celebre Autore Alberoni), di “C’era una svolta”, e di “Per il tuo bene” (anch’esso copiato alcuni anni dopo in tutto e per tutto da una celebre Autrice). Scrissi altre dozzine di Libri e di Titoli, ma nessuno di essi vide mai la luce. Stampai invece a mie spese un clandestino “Melisario”, un “Addammusà cuddìa”, e tantissimi “librini” di poche pagine e dai Titoli di genere “se po’ ffà”: “La Bellezza della Politica”, “Educare e/a Conservare”, La Bellezza del Turpiloquio”, “Ob.esse”, “Il Medico e la Tecnica”, “Le barriere dell’Umanità”, eccetera.
(E qui si impone un “Tra parentesi”. Sì. Per ora: un giorno poi ci scriverò un Libro e addirittura un Titolo di Libero. Perché ora ti devo dire – menando vanto – che forse io sono il solo Autore vivente che ha visto rastrellare, strappare, bruciare e macerare un suo Libro! Sììì, un Libro di grande impegno, documento di un Seminario tenuto in una Grandissima Azienda Italiana a fondamento della selezione e della formazione di una Nuova Classe Dirigente che potesse salvare quella Azienda da un management nemico, mafiosamente inadeguato. Col Titolo “Prove di Seminario”, stampai a mie spese quell’opera e ne feci dono alla Proprietà. Il Libro fu immediatamente eliminato dal Management con ignominia. Tra parentesi.)
La rivoluzione era avviata. E nacque “Io mi prendo cura di te”, Libro e Titolo indefinibili, o meglio: Titolo stra-usato ma dal contenuto unico, irripetibile. Da quel momento mi fu impossibile scrivere altri Libri e dunque Titoli. Falso: scrissi ma nascosi. Scrissi un Libro a quattro mani, monumentale: “Chi è Dio”. Poi scrissi “Chiunque può scrivere un Romanzo”, “Centocinquanta racconti cortissimi”, “Racconti per Miopi”, “Un’infanzia di crete azzurre e rosse”, “Così si nasce, così si muore”, riscrissi da capo un Libro di trent’anni prima: “Vlast era la Terza Persona”, poi un singolare “Libro-curriculum” dal titolo “Dall’Io al Noi”, poi un “Libro del Seminario”, poi “Meglio vivere il 2000 che sopravvivere al Novecento”, il “Piccolo Dizionario It’Alièno”, oltre alcune decine di migliaia di pagine non formalizzate in Titoli. E oggi, a quattro mani, un Libro senza precedenti dal Titolo “Erano Nostri Fratelli”.
E ora… provate a moltiplicate le decine di Titoli che vi ho qui raccontato per Milioni di Milioni di Autori di Libri&Titoli nati vissuti morti e viventi nel nostro Pianeta. Poi entrate al Libraccio di Milano e… comprate un Kindle. Vaffanculando gli Editori Italiani che pubblicano gadgets, le Librerie Italiane che vengono chiuse dai Demoschifosi Sindaci tipo Letizia-Pisapìa per affitto alto e tasse comunali, e gli Autori che sono diventati ghost-writers di calciatori, troie e veltroni associati.
Bene. Siamo arrivati al tuo momento. Perché tu almeno un Libro l’hai scritto. Se pensi di no, menti. Avevi 5 anni? oppure 41?, o la sera del giorno in cui hai incontrato Fiammetta? Ecco: pensa a quando hai detto a te stesso: “dovrei scrivere un Libro”. Più o meno in quel momento t’è balenato il Titolo. Il Libro l’hai dimenticato da qualche parte o magari cominciato e mollato, o rimandato alla prossima… Ma il Titolo no. Il Titolo è lì con te, dentro te. Forse è il tuo vero Nome. E allora?
Allora, non credi di esserti spaccato i coglioni abbastanza di vivere confinato nella cosiddetta “vita reale”? Cambia vita! Riscrivila da capo, trasformala in Romanzo, in Saggio, in Gossip, in Libretto di Istruzioni per l’uso, in Metodo da diffondere, insomma, nell’unica Verità possibile nel mondo del Virtuale: la Realtà Rappresentata. Ce la farai. Ce l’hanno sempre fatta tutti. Pensa a Dante quando ha scritto il Titolo “La Divina Commedia” e poi ha messo in scena una vita di carognate creando un migliaio di Personaggi uno più sballato dell’altro… Pensa a Tolstoj e a che cosa gli pesava sullo stomaco quando ha scritto “Guerra e pace”. Pensa a Goethe quando ha deciso di fare l’incipit di “Affinità elettive”…
Sai, il Titolo non è come la Prefazione, nota truffa dell’Autore o dell’Editore… che hanno la spudoratezza di chiamare “Prefazione” un lenzuolino di giustificazioni, di “mettere le mani avanti”, rigorosamente scritta dopo, molto dopo, per paura che – senza quella spiegazione – il passante si guardi bene di comprare il Libro. Passante che in realtà si vendica, non leggendola mai, anzi saltandola a piè pari.
Il Titolo, no. Il Titolo è lo slogan del Prodotto. Che vita sarebbe senza Nutella?! Zac. Allunghi la mano e compri.