venerdì 25 novembre 2016

"DISABILE SARAI TU, PIRLA" - E..."DIVERSAMENTE ABILI" I TUOI BURO-PARENTI


ANDìC!
Non si sapeva come chiamarli! Anch’essi non sanno che nome usare per definire la propria condizione. Gli “handicappati”
Tredici anni fa decidemmo di fare un giornale “scandaloso” (a colori, sorridente, fatto di primi piani, di storie belle e divertenti, vincenti, da raccontare) e invece di chiamarlo… I problemi dell’handicap lo chiamammo Vincere!
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Incominciammo ad alzare la testa e lo sguardo per guardarli, gli handicappati, ed esserne guardati. Incominciammo ponendo in prima pagina la questione del chiamare per nome le persone.
Ogni tipo di handicap aveva (e ha ancora, niente è cambiato), una sua definizione, più o meno balorda: accanto alle solite definizioni cosiddette scientifiche, si doveva fare i conti con le definizioni grottesche, spesso offensive e umilianti.
A caso:
“portatore di handicap”
“non vedente”
“disabile”
e la più delirante di tutte:
“diversamente abile”.
Quanto lavoro da fare! Ma intanto un segno di vita si doveva dare. Volevamo darlo. Ma non tirando a indovinare, non aggiungendo etichetta a etichetta.
Il nostro giornale propose una parola finalmente non nuova e non burocratica, ma semplicemente…storpiata! Una parola che nasceva dall’attualità dei linguaggi della scuola, dei bar, degli stadi, delle periferie. Una parola che desse un calcio a handicap, lo facesse ruzzolare per terra e gli facesse fare un salto carico d’energia:
andìc!
Eravamo sicuri che fosse la parola giusta? Manco per idea! Però eravamo sicuri che fosse ben radicata e quindi facile, scandalosa e quindi rinfrescante. Come era costituita questa parola? Si vede, no?
1. Abbiamo buttato via la “h”, ospedaliera e lamentosa.
2. Abbiamo segato via il suono finale “cap”, che pesa come una “k” e, in “handicappato”, è sinistra come “coppato”.
3. Abbiamo lasciato aperto e sonoro il finale “c”, per suggerire qualcosa che sale (in musica si dice in levare).
4. E abbiamo offerto al mondo, ma soprattutto ai ragazzi, ai cuori giovani, alle speranze inarrestabili, una definizione giocosa, quasi il nome di un prodotto di consumo, una merendina, un profumo, un software…

“Ma tu sei…?” 
“Sì, proprio così… Io sono un andìc!”.

E, sistemata la… situazione dell’ex handicappato, fu automatica la trasformazione, stavolta veramente ganza, del moscissimo “handicap” in…
andicUP!
Lo sparammo subito nella prima copertina di Vincere!, col titolo Sharon UP! (copertina dedicata a Sharon Stone, che ci raccontava come fosse caduta in una grave menomazione e ne fosse risorta). 
“Handicap” andava in giù, cadeva a terra per la tristezza e l’impotenza, e chiedeva, supplicava da anni e anni: “Tiramisù! Tiramisù!”.
…e noi l’avevamo tirato su, UP!, come si dice in lingua inglese ma ormai dicono tutti i giovani del mondo.
Dunque: 
andicUp e andìc.
Ragazzi, amici, gente, noi ci avevamo provato con tutte le nostre forze. Non sono bastate, perché per affermare una grande rivoluzione come questa avremmo avuto bisogno non solo di restare in vita, ma di poter contare su grandi investimenti… grandi? Si fa per dire… ci sarebbe bastato meno della metà dello stipendio di un farabutto italiano medio, tipo un Senatore a Vita.
(Ma è inutile continuare, vero?
Però continueremo.
Mica siamo "diversamente abili")