domenica 11 settembre 2016

OGGI 11 SETTEMBRE NASCE MARCELLO DELL'UTRI. E CONTINUA A NASCERE. E CONTINUERA' A NASCERE OGNI 11 SETTEMBRE, OGNI GIORNO DELLA NOSTRA VITA





Ciao Marcello!

L’amico che sa, l’amico che non sa
conosce Vulcano 
e Atlante il mio amico e i gesti immani all’incudine e al mantice e come pochi tiene strette le mani e s’intende di casa e di nemici.
E non riesce a guardarmi negli occhi.
Forse dovrei ogni tanto distogliere
e far vagare lieve sui campi il mio,
di sguardo, e dargli requie donargli il tempo
della disattenzione. Perché so e non so.
Perché gli chiedo d’essere tutto il suo mito intero?
Il mio amico è gonfio di dolore
il suo vestito è goffo di potere
e l’ancestrale bagno d’aromi e sacrifici 
gli alona immagini di fenicia satrapia.
La paura di vivere non gli spiana la via.
E l’ommini s’inchinano alla questua 
danno del tu alla vertiginosa distanza confidano nella sua taciturna presenza 
e non vedono piaghe e voragini
dietro la porta di casa del mio amico.
Una volta c’erano tante volte
il mattino era pranzo e perfino la siesta
era un giocare tra il lustro e il brusco
e lui mi faceva regali e io semplicemente
lo guardavo come si guarda nell’isola e in campagna.
Ora mi viene di pensare a lui nelle notti insonni
e mi viene di chiamarlo quest’uomo
come fosse sul marmo dell’autopsia
e non rispondo più nemmeno a chi lo teme 
e lo bestemmia come un autore della storia.
Lo sognerei se mi prendesse il sonno
ma gesti non compiuti e stimoli crudeli
mi tornano come vespe mi piccano gli occhi sbarrati e all’insonne risveglio mi viene da rincorrerlo
alla posta della sua dimora, guatarlo.
Il mio amico non deve saperlo
delle nascoste volte del mio volerlo stringere.
Il mio amico, colui che sa e non sa,
sa che tutto è perduto del semplice e del marino.
Vuoi che non sappia dei miei turbamenti?
E il momento è arrivato del mio precipitoso correre scale e aprire porte chiuse
e sono davanti a lui solitario 
e lui m’incontra
ha l’odissea negli occhi 
e io non gli do tempo di parlare 
e le mie mani corrono alle sue gote
e lo carezzo e grazie a Dio non mi vengono parole o forse son venute chissà ma molte meno di quante gliene tira il mio furore 
e il suo sguardo si vorrebbe inumidire
incendiare se non venisse in soccorso il suo ineluttabile sapere.


Giro