martedì 27 settembre 2016

Girolamo Melis: "IN ESILIO DALL'ORRORE DELLA VOSTRA LINGUA ITALIANA"








In esilio dall’orrore della vostra Lingua Italiana


Ho visto il giudice glabro o barbuto
Narciso purulento disonorato
Levare sguardi macchiati civettuoli
Alla telecamera
Dire la sentenza senza prove senza giudizio
Ingiudicabile come il cacciatore
Che spara nel cespuglio – lepre o bambino? –
Come scrisse don Lorenzo nel sangue del cuore
continua a leggere


Ho visto il giudice indicibilmente
Sopravvivere in ferie alle carcerazioni
Espiazioni innocenti per suicidio
Espiazioni per gogna massacro
Delle famiglie macerie dei figli
E l’ho visto negli occhi velati
D’alterigia di schiuma
Nella bocca di vent’anni dopo
Otto anni dopo tredici anni dopo
Sopravvivere alla scarcerazione dei nuovi martiri
Quelli che non hanno parole
Irrisarcibili

Ho visto l’impunibile indifferenza di boia

Ho visto e lo porto dentro me ferito
Dall’indecente orrore
Della sua prona omertosa perduta
Lingua Italiana
L’ho visto scordare
Gli occhi d’amore infuocato
Del topino Serena Cruz
Vivisezionata dalla bava
Condiscendente
Dalle buone maniere
Dalla libidinosa norma piemontese
Legge giustizia monnezza italiana
E quell’occhi l’ho visti scomparire
Sequestrati alla telecamera
Specchio di ex occhi
Giarrettiere nere
Ex ommini virili
Ex dommine femminee
Giudici giudichesse
Dentro il fortino armato
Tribunale finale dei minori

Ho visto i resti
Del bombardamento atomico

Gli umani troppo umani
Genitori di Serena
Genitori d’affetto e d’elezione
- Serena perduta rimasta la Cruz -
Assordati dallo scroscio di latrina
Che giudica
Voi non siete degni
Non è così che si fanno i genitori
Ve lo spieghiamo noi come si fa
Come si è padre podestà und vera madre
E ho visto cassare la risposta
Degli innocenti urlanti

Ma ho visto dare la parola
E sorriso e salamelecchi
E interviste e battute a stupratori brillanti
Telegenici reiconfessi
Ho visto autorizzare spronare
Al diritto d’opinione parere commento
Autori di stragi sorriso aperto manina alzata
Sotto gli occhi della suprema corte
E della putrefatta libertà
Di stampa madre indecorosa e del figlio suo
Diritto d’informazione

A braccetto
Tergendosi appena i baci notturni
Ho visto lo stato eletto e l’altro stato
Nutriti di sangue
Uniti nel diritto e nel denaro
Scegliere una ad una additare
Unte di gloria esporre le designate
Comode vittime di bandiera
E sentirsi imbattibili eterni
Da sfidare i cuori creando mostri eroi
E ho visto giudici in giudicabili
Seppellire i poveri grandi
E mostrarsi e rimirarsi
E poi ritrarsi e accoppiarsi
Braccio con braccio al complice
Di roma e di palermo
Di nuovayork e vomero
Milano medellin zurigo

Ho visto la lingua italiana schizzata
Da quella indifferenza da quella
Inarrestabile continuità d’abisso
Da quelle digrignanti dentiere
Serva d’un cenno invisibile
E sconcio e zac
Scegliere chi è di turno tra loro
A bilanciare
Ed eccone uno azzoppato
Uno improvvisamente sorpreso
Denudato negli urli notturni
Alle pendici d’un calvario di coscienza
Uno non più ghignante
Uno perché sì
Perché più esposto
Perché sta per cedere
Perché sta per tornare alla parola
Persino aldo moro ho visto secoli fa
Incaprettato in diretta
A masse spalancate
Per mostrare col dito e dimostrare
La puttanesca parodia della giustizia
Anche noi noi soprattutto
Noi nel simbolo noi che chiamate colpevoli
Anche noi che volevate processare
Noi additati come il male
D’ogni male eccoci
Agnelli sacrificali
E ho visto qualcuno provare a rispondere
Ma se è moro proprio lui che vi svela
E vi diploma autori della morte
E vi ho visto vomitare
Non è più moro non è più lui vaneggia
Gli tolsero intelletto e volontà
Lui nostra guida convegno targa stradale fondazione…
Ora sepolto da una vita due vite tre vite
E mi tocca vedervi braccio sotto braccio
Voi e gli altri uguali sottobraccio
Giudici prèfiche umidi pregare

Ho visto scegliere al millimetro
Perfetti identikit d’agnelli bianchi e pecore nere
Accuratamente fermarsi
Aldiquà degli alti fortilizi dei veri
Dei pànici mandanti assoluti
Ho visto sollevare decollata e ammanettata
La testa di enzo tortora in favore
Di telecamere
Ho visto cancellare sindòna e gettare
Caffè-vetriolo sulla chissà
Non-si-sa-mai e se fosse prossima
Qui sulla punta della lingua
Parola………
E ho visto rassettare rimpannucciare
Carismàre macellaio riìna
E attraverso quella schiaffeggiante pochezza
(sarebbe bastato un carabiniere e tanti calci in culo)
far dire alla morta lingua italiana
E’ il capo della mafia
Abbiamo sconfitto la mafia
Quasi
Lui il male lui l’inferno
Quanti n’ha strangolati con le mani
Alla pena e zitti e zitto
No anche lui avete affidato
Lui pavido
Voi almeno quanto lui criminali
Alla neo-lingua italiana della tv
Di sorrisetti allusioni schizzi di merda
Democratici uguali
Uguali per tutti schizzi virali
Senza vaccino

E continuo a vedere
(ora che pietro è morto da una vita) gli occhi
Del bambino picchiato di valpreda
Valpreda che voleva sperare
E di sperare viveva
E perciò volle un figlio lo sapete
Si chiama Tupa nella sua ingenuità
E non ho aggettivi non ho verbi
Non esclamazioni abbastanza viventi

Ma non ho visto voi
Chi eravate chi siete dove avete
Sepolto i vostri occhi
Taluno di voi ha forse avuto
L’immeritato dono della morte

Ai vostri figli – figli di giudici – dico
Anche voi ne avete avuti sì
Mi state forse leggendo
No vero
Ma se lo fate vi ricordate gli occhi
Dei vostri padri giudici
Che scrissero a fuoco
Sulla cotenna tenera di valpreda pietro
Il processo al mostro è concluso
Colpevole
E voi non giudici ma padroni di giudici
Che mai tradite voi stessi
Né i vostri servi giudici
Voi eletti voi legislatori
Quando vi ricordaste
Che in qualche buco anfratto gogna doveva
Ancora silenzioso urlarvi addosso
Petruzzo sequestrato dalla lingua italiana
Non Innocente avete detto
Non Perdonaci avete supplicato
E neanche un bugiardo Errore giudiziario ammetteste
No – Legge Valpreda – avete detto furbastra
Ed omertosa
E fuori dai coglioni
Ancora mentendo ancora tradendo
Ancora senza prove ancora senza onore
Ancora zolfo
Peste linguistica
Qui roma-milano italia umanità chicchirichì

E poi vi ho visto perdere il silenzio
Decoro pudore su questa faccia
Illuminata della luna
Rovescio ignoto della notte
Ho visto cadere maschere precarie
E posticce dai vostri giudicanti visi
E diventare labbra strette corsetti
Gatti a nove code biancòri ritenzioni
Cercare invano un segno del dolore
Assenti Schiele Münch e Francis Bacon
Lontani Kafka Dostoievski
Ho visto i vostri visi diventare
Dispositivi sentenze timer trappole
Incastonate dentro artefatte sentenze
Esposte al dito polverizzatore
D’altri giudici altri bari
Nel gioco esilarante delle vostre
Serate col morto litanìe
Ho visto e non ho niente da chiedere
Non sangue non verità non morte
Nulla di voi mi placa

Voi non potreste mai l’inzaccherata
lingua italiana ch’era così bella
Delle strette di mano confidenti
Dei patti d’amicizia fraterni
Dei colloqui sereni sotto le mille lune
Del dono di sé d’un salvo d’acquisto
Carabiniere
Del sogno d’infinito del grande
Costruttore malinconico
A recanati
Di ferruccio il senese
E degli ignoti quanto luminosi
Uomini e donne del dovere
Offerto senza chiedere in cambio niente
E dei diritti saputi e non pretesi
Se non per porli delicatamente sugli altàri del rango
Mai mai mi potreste voi restituire
Vergine e infuocata lingua petrosa e tenera
Dell’amiàta del bèlice e dei mille podéri
Madrelingua giovane d’ippolito nievo
Di pascoli e del gigante vilipeso
Poeta estremo pier paolo pasolini

E specialmente non vi chiedo
- e intanto vi guardo e vi vedo –
Di rendermi i figli che vi siete
Sparàti in gola
Né vi chiedo stordimento
Né sguardo ermenèutico nel vuoto
Immenso di lingua e di linguaggio
Steppa dayafter arsure spaccate delle piane
Di siccità equatoriale senza dèi
Senza pace senza gocce
Spogliati l’esseri umani perfino
Dell’antico sapore del sopravvivere
Denudati d’ogni devozione dell’Alto
Cui levare gli occhi giràti
Rimasti soli nella non attesa
Senza sacri silenzi
E nemmeno stringo in mano una lacera
Nemmeno una anastatica simulata
Sostitutiva bandiera di speranza
Nemmeno…
Nemmeno quello straccetto rosa-rosso
Che invano il massacrato poeta
Cercò di mettere teneramente in cuore
Profeticamente sapendo
Che l’avrebbero ormai calpestato
I suoi stessi sbandieratori
Sbiadito inzaccherato nelle piazze

I figli sì li ho visti sono qui
I visi dei figli che l’interrogazione
E lo stupore vélano d’impotenza
Svuotati d’alfabeto

E cercando ad occhi chiusi
Non uno stato che non è lingua
Ma una nazione la mia
Mi sono visto intorno cosiddette guardie
Custodi di pace e di balzello
Correre in gara al premio dello strozzo
Da pari a pari fronteggiare
I professori dell’ordine costituito
E vincere nel nome delle regole ruffiane
E li ho visti nemmeno più indignare
Il passante il commerciante l’inerme
Legittimare il ricatto l’esazione la tacita
Consolidata prassi generale e totale
D’imporre mancia tassa minaccia al diritto
Di tener banco di verdure e formaggi
Fiori e sopravvivenza
Servizio licenza del mestiere
A protezione delle gang
E ho visto i loro (vostri) visi analfabèti
Grumi ottusi di primordiale violenza
Presièdere dall’alto bassissimo
Dell’abusiva autorità guidare
La danza del carrattrezzi
Quasi sicuramente proprietà
Della gang vostra complice e consorziata
E rubare per punire
L’auto turistica colma di bagagli e ammirazione
Parcheggiata in divieto cervellotico eppure
Rispettosa della circolazione
Vuota di cittadini d’europa innamorati dell’ex-italia
E dei suoi grandi meravigliosi antichi
Saltellanti felici coi bambini biondi
Tutt’insieme dài corriamo we go allez-y par là
Los schnell… e penetrati nel magico
Finalmente riaperto cenacolo del sommo
Ineffabile maestro della vita e della morte…

Insetti blatte vi ho visti
Godere del vostro inimmaginabile gesto di vendetta
Nel nome del’infetta legge killer del linguaggio
Perciò vostra madre e creatura
Ghignare a quelle famigliole d’austria e d’olanda
E di germania ingorda di poesia e libertà
E di francia e di cèkia e catalogna
Così imparano questi stronzi
A rispettare il traffico…
E vi ho visti rispondere a quegli stupefatti
Eppure sorridenti ancora
Visi – ancora sì abbagliati da leonardo –
A colpi di scorreggianti monosillabi
Cancerosi digrigni
Orride strafottenze

E tanto altro ho visto da morirne
Ho visto destituire il tempo e farne
Da luogo di vita che era
Spada – frusta sulle carni del senso di sé
Del linguaggio
Ho visto visi trasformarsi in replicanti gnomi
D’un travolgente disvalore
Ho visto così farsi carne e spirito nuove giaculatorie
Dell’ignoranza senza amore
- Il tempo è tiranno ah ah
- Non è questa la sede
- Sarebbe bello avere il tempo
- Non c’è più tempo per lèggere
- Sì lèggo molto compro due o tre settimanali
E occhi di morte in forma di comicità
Ho visto piantarsi sul mio viso
E subito chiamare le masse ad aderire
- E parla come mangi
- Ma questo qui che lingua parla
- E chi cazzo ti capisce
E ho visto intellettuali intestinali
Tenuti per grandi
Cultòri di tre o quattro letture
E una laurea in disonore
Ribadire annuire sbavare di sugo e intanto
Digitare calcolatori registratori di cassa
Diritti d’autore
Ho visto i vostri visi vanesii
La cronia irreversibile mancanza di grandi maestri
D’assidue amorose letture di desideri alti
Di paziente cimento nell’ardua
Giocosa sessualità dello studio
E ho visto il vostro lubrico e lombrico ombelico
Disposto in video bramoso
Stare coi frati e zappar l’orto
Cacherellare attorno al blazer del padrone
Chiunque sia e fosse
Non ad erigere torri
Non a lustrarne il valore e la gloria
Ma per offrirgli come piatto di ceci
La vostra esilarante e brillante
Patetica ferocia nel colpire il suo rivale

Ho visto voi scrittori senza romanzi
Rimescolare senza sogni un’altra lingua
Voi mudmixers maîtres-à-pisser
Dottori di calcio e liposuzioni
Farfugliatori di risguardi
Autori di manuali sgretolati e di faziose
Sgrammaticate storie dell’arte
E d’ex letterature confezionate in fretta
Per segare i sogni e le gambe dei bambini
Della scuola prima quella che decide la vita
E via via precipitando nella scuola mediocre
E gli ex-licèi e le ridicole troie università

Vi ho visti colpevoli ex-fratelli
A turno crogiolarvi e soccombere
Dileggiarvi l’un l’altro
Malaugurarvi sputtanarvi
Nello sterco dei vostri curricula
Impresentabili a un dìo
Vi ho visti anno per anno esame per esame
Nell’arteeccelsa dello sciopero
Presentare richieste strizzate d’occhio
Di salari e prebende al sottosuolo
Popolato di mandanti e mandatari
Al parlamento ai governi alle querule
Presidenze repubblicane
Così aldisotto voi perfino
Degli umilianti salari della scuola

E vedo voi ministri della scuola
Barzellettari della morta lingua
Grattarvi i coglioni o rifarvi le ciglia
Ehi dite ehi dìtemi chi di voi
Fuori i visi e i nomi di voi
Chi di voi ha fatto innamorare i miei figli
Chi di voi li ha trascinati a sé nel desiderio di sapere
Nel piacere gratuito e vorace
Nel furibondo amore del maestro
Nei sentieri arrampicati del bello
Nella febbrile passione dello studio
Fuori i nomi
Schifosi voi non c’eravate
Voi non ci siete mai
E intanto…..

E intanto in questa perdurante furente
E vana attesa d’un pomeriggio di sabato
Ho visto i vostri fidi poveri carabinieri
Vittime impennacchiate di modesta efficienza
Dileggiare colui che pretendeva
Di denunciare un furto d’automobile
Sì li ho visti io a bocca pinzata ridacchiare
Le denunce per furto s’effettuano
E si ricevono appresso ai nostri uffici
Non prima ed a partire dalle ore sedici in punto
Meglio sedici e un quarto
Venga alla mezza
Punto
E al mio sguardo gelato che trattiene
Un irrefrenabile ghigno di sconforto
Li ho uditi precisare
Sedici e trenta in pugno e la facciamo subito

E ho visto carabinieri e poliziotti rincorrersi
E scipparsi disturbarsi e sgambettarsi
Li ho visti prendersi per il culo
E stravaccarsi e poi trombe e tamburi
Mettersi nella posa minchiona d’una
Efficiente oleografia
Al primo accendersi della stramaledetta
Lucina rossa della telecamera

E ho visto medici e professori scippare denaro
E fiducia strozzare e strozzinare innocenti
Malati tremanti di povertà e soggezione
E nemmeno guardarli negli occhi
Nemmeno toccarli
Firmare coi guanti il foglio di via per la tac
La zac la biopsia la radio la litotritomacelleria
Corpo con corpo pietra con pietra
Morte con morte li ho visti (vi ho visti)
Chiamarsi fuori sottrarre
La loro scienza armata incontaminata
Sottrarla ad ogni incontro imprudente
Con spiriti làceri e con gli umani sùpplici
Non avesse a smerdarsi di carità di grande
Oblativa tenerezza
Che un vostro capriccioso occhio dislexico
Non vi conceda mai al saper guardare al sorridere
Allo scandalo d’una indugiante carezza…
E ho visto l’infinita pazienza del malato
Farsi cancrena nel deposito merci deperibili
Corsìe degli appestati schivati appena
Dal burino sciaguattare del cosiddetto
Personale paramedico paracarri ex-umani
Sindacalmente trasformati e promossi
Killer di confidenza
D’ogni supplice afferrare della mano

Ho visto questa nazione
Di grandi morti e di mediocri vivi
Lasciare (che se la scazzino fra loro) a monachine Farfalle e formicuzze armate d’anima
Dal Dio fuoricorso fuorimoda fuorilegge
E a preti marginali dalle tonache macchiate ma D’eccessivo onore e grige brache
E questi poveri orli lisi di vesti rese d’oro e di Porpora di gratuito splendore
Questi sì l’ho visti scazzare dall’immonda lingua Italiana un inaudito fuoco
E dalla misteriosa febbre di cristo
Un estremo discorso dell’amore

Da costoro ultimi martiri cristiani ho visto brandire
Il tenero brandello della lingua
Della perduta infanzia della lingua italiana

E ho visto trionfante d’iride e sughi
La strombazzata libertà di stampa
Posare mani lezze sull’arbitrio della morte
Lege soluti come i lor compàri giudici
Li ho visti i giornalisti direttori e cronisti
Tracimanti ogni limite del cuore
(chi del resto oserebbe imporre loro
confini di rispetto valuta e capriccio)
Affollarsi e bivaccare
Al mercatino del mitra e dello svacco
Del falso rituale detto scoop tanto chissenefréga
L’importante è la notizia l’intervista diarrea
Senza lasciar parlare l’intervistato
E se parla tanto poi scrivo quel che cazzo mi pare…
Voglio vedere se mi chiede la rettifica
Ormai lo tengo in pugno
E la soffiata la fanciulla sventrata e iul padre
Immediatamente macchiato di mostro
L’industriale sputtanato e l’insegnante raro
Vilipéso ed esposto come prèda
Al mandante politico su ordinazione
Vi ho visti impunibili come caìno – zecche

E mentre stavo per distogliere gli occhi insanguinati
Eccovi ancora compare-compariello
Nelle finte baruffe giustizieri per scommessa
Compatti nella fucilazione del cadavere affranto
Sdegnati per burla
Vendicativi nei fatti
Coccodrilliferi
A voi devo qualcosa
Devo la spaventosa coscienza dell’abisso
D’una discarica scavata da voi tutti con altri
Nel tenero ventre della lingua materna
Di guicciardini e bembo di croce e gramsci
Di bruno e campanella di leopardi e de santis
E del petrarca ormai francese per amore
Ho visto c’ero anch’io
Vi devo l’ultimo insanguinato bagliore
E non vi chiedo niente
. . . . . . . . . . . . . . . . .