sabato 13 agosto 2016

MARTIN WEGE - L'A-DONNA NELLA PUBBLICITA' ITALIANA

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La speranza che la “donna” appaia con la forza del viso e dell’eros, non è solo un sogno del marketing. Se l’aspetta il linguaggio del nostro tempo, consumato tra l’altro dall’assenza di modelli di bellezza, di differenza, di estremismo dell’anima, di un vento di sensualità e di sessualità che stenda una coltre di foglie secche sulla banale inondazione di sesso simulato, di atti coatti.
Anche oggi, com’è naturale, polvere di stelle occhieggia qua e là, nella pubblicità televisiva italiana. Mancano esempi importanti perché manca il piacere della narrazione. E non per colpa degli attuali “tempi tecnici”: infatti si possono raccontare emozioni indimenticabili (dunque si può fare comunicazione) anche in Sette secondi. 
Manca il desiderio – o quanto meno l’esperienza – della Bellezza, la sfida della seduzione. (.......)