lunedì 1 agosto 2016

Girolamo Melis - L'ADOLESCENTE - Romanzo (6 - 7)





6. Tra poco abbiamo l’età.
Ornella apre il foglio e dice : “Sembra che l’abbiamo fatto apposta. Guardate qui. L’ho trovato sul mio tavolino ieri sera, forse me l’ha messo la mamma. È la stampata di un articolo del quotidiano online che legge papà. E forse l’hanno deciso insieme di stamparlo per me… Guarda, il titolo è: Articolo riservato ai minori di 18 anni… mica male per un giornale che di sicuro nessun teenager leggerà mai…”
“Forte!” dice Mary.
“Leggiàmolo” dice Eli.
“Eh no… la lettrice sei tu… mica ti vogliamo rubare il mestiere, lèggilo tu e noi stiamo attente”.
Eli prende in mano il foglio, è scritto piccolo, si mette gli occhiali.
“Allora leggo:
Articolo riservato ai minori di 18 anni.
Vorremmo che questo quotidiano potesse capitare tra le mani o nei tablet dei ragazzi minori di 18 anni. Di voi, cioè quelli che gli adulti chiamano i “minori”. Ci proveremo, invadendo le pagine Facebook a noi vicine.
Perché? Perché vorremmo che i cosiddetti minori (voi) sapessero che non tutti gli adulti sono perduti. Che tanti,
tantissimi adulti non stanno partecipando alla fiera di maggio/giugno, detta Campagna Amministrativa. Ma non perché sono menefreghisti o sfasciacarrozze: al contrario, per non prendervi in giro (vedi: per i fondelli) facendovi credere che questa è la politica italiana.
Vorremmo dirvi che, da troppi anni, solo i peggiori “fanno” politica: solo i peggiori partecipano all’X-Factor dei Parlamenti, dei Consigli regionali, delle Amministrazioni istituzionali, degli Enti-potenti. Perché solo i peggiori? Perché appartenere alla classe politica – nominatasi classe dirigente – significa avere il diritto costituzionale di amministrare la vita del popolo italiano come cosa propria. Perché solo la classe dirigente ha il diritto di accesso ai media per parlare al popolo in nome del popolo. Perché la Costituzione ha sancito la verità che ogni eletto in una votazione democratica rappresenta il popolo, dunque è lì perché il popolo ce l’ha messo. E quel posto è a vita. Infatti, anche quando, in successive elezioni, quel dato politico non dovesse venire rieletto, i suoi diritti acquisiti sono tali da permettergli non solo un’esistenza ricca, ma, soprattutto, una esistenza di tramite, di by-pass, di “potente” per mettere in contatto un qualsiasi cittadino (debole o forte, furbo o ingenuo) con un altro “potente”, grazie al quale tutta la baracca avrà qualche vantaggio.
E sono i peggiori perché osano rivolgersi a voi chiamandovi “i giovani”, ficcandovi in ogni loro propaganda come il “soggetto” per il cui futuro, per la cui occupazione, per il cui benessere, essi si battono. Sono i peggiori perché dicono “largo ai giovani”, “abbatteremo la disoccupazione giovanile” e simili bestemmie, convinti come sono che altri adulti (come i vostri genitori e insegnanti) mediocri, vili, senza speranza e senza responsabilità, fingeranno di crederci e correranno a votare.
Oggi siamo qui e assistiamo alla spudorata commedia di primavera. Forse voi state alla larga dall’informazione radio e televisiva, dagli streaming e dagli eventi stradali. Forse è un bene, forse è un male. È un bene perché non verrete contaminati dall’inedito cinismo col quale la “classe dirigente” osa presentarsi al popolo italiano senza nemmeno dire “per fare che e sapendo fare che”; quasi tutti i politici parlano oggi in nome di qualcuno che non è quello per cui parlavano qualche anno fa; tutti i politici usano ancora definizioni ridicole come destra e sinistra, manco sapendo che cosa vogliono dire; tutti i politici fingono di partecipare alle Elezioni Amministrative – delle quali non gliene frega una mazza – ma in realtà stanno preparando posticini in Regione, in Comune, nell’ente, nel Consiglio d’amministrazione, negli accrocchi con gli sbarchi, con la pianura padana, con le associazioni per il bene. Ma è un male grande, grandissimo, perché voi state crescendo nella passività, nella triste o complice rassegnazione a non contare niente né oggi né domani. State crescendo nell’infelice certezza che un filo rosso d’incuria e di morte civile unisce gli adulti delle vostre famiglie, gli adulti della scuola, gli adulti del lavoro, gli adulti della chiesa, gli adulti dello sport ai terrificanti adulti della classe politica.
E noi, ora che vi abbiamo parlato così, che possiamo fare? Come prenderemo abissale distanza da quella masnada di irresponsabili? Dopo avervi incoraggiati a studiare tra di voi, ad unirvi sulla strada dell’amicizia e della solidarietà, ad immaginare liberamente e in piccolo progetti di vita e di lavoro fondati sul sapere e sul saper fare... Noi, dall’alto della nostra mancanza di potere, vi possiamo promettere che vi parleremo, che non smetteremo di ascoltarvi, che non aspetteremo che siate voi ad andare in edicola. Vi raggiungeremo e vi staremo a fianco, non per gridare nelle piazze, ma per inventare una speranza e provare a trasformarla in vita nuova. Un giorno, chissà, riusciremo perfino a dare una mano per curare la cancrenosa malattia dei vostri adulti. …”
Eli è senza fiato. Posa il foglio e si butta su Ornella, la abbraccia, la stringe a sé, anche Mary si unisce all’abbraccio.

7. Abramo.
Mary riprende il foglio in mano, lo gira:
“Ma chi l’ha scritto, si può sapere?”
Ornella: “Eh il nome non c’è, o almeno c’è scritto Abramo, ma si vede che il giornalista, insomma l’autore, non vuole mettersi in vista e ha firmato con uno pseudonimo”.
Eli: “Sì ma Abramo non è mica un nome a caso… Vi ricordate quando abbiamo letto del… Popolo Eletto?”
“Sì” - esclama Ornella - “la tenda di Abramo!!!”
Eli pensa: è un adulto di sicuro, mica fanno scrivere i ragazzi su questi giornali, magari è un vecchio…
Poi, ad altra voce:
“Io non ho mai sentito dire queste cose. E nemmeno voi, credo, vero? E tuo padre, che ha letto, la pensa così? Non è possibile. Ne avrà parlato con la tua mamma? E chi dei due avrà deciso di mettermi la copia-scanner sul tuo tavolino?”
“Ci ho pensato – risponde Ornella – ma non so darmi risposte. Glielo chiederò quando torno a casa.”
“Fammi pensare a Abramo – dice Eli – a chi è, ma prima a chi è stato. Ha messo in salvo il popolo-eletto dalla persecuzione. Ha piantato una tenda nel deserto…”
Ornella e Mary la scoltano. Eli insiste sulla “tenda di Abramo”. Questa, pensa, è la chiave. Che cos’è la Tenda se non un rifugio? Una protezione? Un luogo… lontano dal mondo? Un luogo d’incontro tra uguali? Tra simili? Una Casa? La Casa. Sì, ecco! È la Casa che non hai ricevuto, che nessuno ti ha dato, che hai montato tu, che hai scelto di montare, una Casa senza porte e finestre… tanto è come se fosse sempre aperta…
Mary interrompe il pensoso silenzio di Eli:
“La tenda è sempre aperta. Non occorre bussare, chiedere permesso, dire avanti!...”
E Ornella: “Ci si guarda, ci si riconosce uguali dal viso, dall’espressione, dalle braccia tese, si fa posto all’ospite…”
Eli: “Ornella! Mary! La Tenda non divide l’Ospite da chi Ospita…. Sono entrambi Ospiti e Ospitati…”
Si guardano, le tre adolescenti, sembrano pensare di essere entrate in un paesaggio insieme oscuro e luminoso. Che c’entra? sembrano dirsi. Che c’entra con l’articolo scritto da Abramo? E non si sono lasciate troppo prendere dal mito di Abramo? Ma che vuol dire la… Tenda nel Deserto?
E se Abramo, firmando così le sue parole, volesse dire che noi ci possiamo salvare soltanto se…
Eli continua: “Abramo parla di noi e dei nostri adulti. E ci invita a non sperare in loro come se loro fossero la nostra rovina, la nostra prigione, sì, le catene che ci tengono strette al guinzaglio, sì noi e i ragazzi ma soprattutto noi… e che ci vogliono far credere che lo fanno per il nostro bene, e invece lo fanno perché noi non ci ribelliamo… e ci comprano le cose per farci dipendere da loro… e non ce le comprano per farci capire che i soldi ce li hanno loro… e ci fanno studiare i programmi, le materie nei modi che decidono loro… e ci puniscono se noi vogliamo imparare a pensare quello che non insegnano a scuola ma quello che ci appassiona… e se chiediamo ad una prof quello che non è scritto e che lei magari non sa e non vuole sapere… magari quella ci dà un due in pagella e ci boccia…”
Continua Mary: “…Ma forse Abramo ci dice di stare molto attente, insomma molto attenti, a non metterci contro loro, gli adulti della famiglia e della scuola… perché se gli facciamo la guerra facciamo come loro, diventiamo come loro… pensiamo che la soluzione sia di sconfiggere, di battere, di vincere per togliere dalle loro mani il… Potere!!! Ecco il discorso: il Potere…”
E Ornella: “La Tenda nel Deserto è dunque la libertà?!”

continua