sabato 23 luglio 2016

L'INCIPIT CHE MANCAVA AL MIO ROMANZO DELL'INFANZIA

Il mio babbo non aveva bisogno di guardarmi per vedermi. Mi annusava, mi sentiva. Certo, non nascondeva mai di agguatarmi. Stava in agguato con tutti i sensi tranne il controllo. Amavamo entrambi la parola agguato e il verbo che ci avevamo costruito. L’amavamo nella bellezza del suo suono in lingua francese: guet apen, guet apens, suono e segno che serra le mani sulla chiusura accentata come sul collo di una lepre…
Il mio babbo mi agguatava anche nella lingua francese – “Je te vois” – gli dicevo – tu es en plein guet apen!!!”. E sapeva che il Francese l’avevo fatto mio come lingua paterna, lingua degli amanti, della sessualità… così simmetrica e simbiotica con la lingua d’amore, l’Italiano… e con la lingua profondamente radicata nella Materna Tellus, la lingua del ventre della madre, lingua di rumori e soffi e suoni e brividi e brezze e scuotimenti e pigolìi e chicchirullàie e muggiti e belati e seduzioni d’ùpupa e urli notturni…
Egli sapeva che io vivevo nell’inconsumabile flirt che la nascita non aveva mai interrotto né alterato. E guai se qualcuno – la mamma, la sorella, i nonni, i vicini – osava “disturbarmi”.
“Non vedete? Girolamo sta leggendo!”... cioè leggendo ma anche ascoltando annusando dialogando con i fili d’erba o le olive esitanti… ammirando in silenzio il Capoccia del grande Podere di Poggio al Vento che recitava il Quinto Canto dell’Inferno alle mucche finalmente satolle nella stalla.

Tutto era mondo, indistinguibile la zolla dall’orizzonte, la lontananza dalla vicinanza. Tutto era Segno. Segno era il dire e il voler dire, il serrare e lo spalancare… e tutto m’era davanti come Viso: Viso erano i primi Versi dell’amico paterno Carlo Betocchi, Viso erano le carezze delle belle frasi dei contadini, Viso era il possente avambraccio di Gino Bartali, Viso era il solletico dell’ignoto, Viso era la sfida dell’inesauribile desiderio, Viso era lo schiaffo della scoperta… che sono molti anni dopo avrei detto svelamento, aletèia.
All’alba dell’Adolescenza detti finalmente un nome alla mia infanzia: e la chiamai Eros.

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Nota. Tutto rinasce (o nasce?) all'Alba. Per esempio, stasera seduto in Piazza, ho preso un foglio e un pilot sottile... e m'è venuto da scrivere il breve capitoletto che mancava a "Un'infanzia di crete rosse e azzurre", mai edito ma presente online su Amazon. Questo che hai appena letto. L'origine nel Linguaggio.