sabato 23 luglio 2016

Girolamo Melis - L'ADOLESCENTE - Romanzo (4 e 5)





4. Dove? Con chi?

Eli non poteva, insomma non voleva tornare a scuola domani senza aver parlato con qualcuno. C’era metà pomeriggio e tutta la sera. Era riuscita a far credere a casa che studiava con un’amica e c’era tanto da fare sicché sarebbe rimasta anche a cena da lei. Ma non era quell’amica la persona.
Doveva parlare con le domande guardando negli occhi. E doveva sentire che quegli occhi non stavano lì ad ascoltare il suo viso e poi cambiare discorso. E non poteva sopportare quei suoi comopagni che rispondevano subito a razzo, ma mai alle domande che Eli faceva. Rispondevano perché Eli era carina. E allora volevano essere pronti e rispondevano a quello che già avevano in testa. Loro non volevano sapere altro che quel che sapevano già.
Poi comunque a quell’ora facevano i compiti. A loro non gliene fregava niente di quello che non serviva la mattina dopo a scuola.
Erano tutti bravi a evidenziare le frasi sui libri per ricordarsele. E i libri non erano mica da leggere: erano da studiare per rispondere ai prof sia per scritto sia a voce, insomma “orale”.
Eli si vergognava quando “andava bene”. Però a casa ammutolivano e si preoccupavano quando “andava male”.

Però Riugo almeno stava lì, il suo modo di ascoltare era sì interessato a lei, non alle sue parole o domande, ma era rispettoso, forse era davvero amico, non mostrava fretta, non voleva arrivare al dunque.
Riprese dunque la direzione della strada per Riugo ma si sentì chiamare e vide Mary e Ornella che si sbracciavano verso di lei.
Ciao ciao ciao. Sembra l’invenzione di uno sceneggiatore dispettoso. “Due cose, Eli… non scappare!!!” Le viene da ridere. “Non scappo. Sto andando…” “ Sì sì sappiamo…”
Eli si piantò lì e disse: “Bene, non vado da nessuna parte. Che facciamo?!”
Mary e Ornella si guardarono ammiccando qualcosa del tipo “Czz sei in forma oggi! Magari è la volta che vieni con noi a fare shopping!”. E prontamnente la risposta fu: “Quanto mi date?”.
Sedettero a un tavolino.
“Sto cercando delle risposte. So che non le avrò ma non riesco ad arrendermi. Ma non vi voglio rompere troppo.”
Fu Ornella a dire: “E’ per quella strana domanda che hai sparato alla Befana stamani?”
“Insomma, quasi. Mi piacerebbe poterti parlare Ornella, e anche a te Mary. Ma non è mai il momento…”
Un piccolo silenzio. Mary posa la mano sulla mano di Eli, proprio mentre Ornella si china e le dà un bacio sui capelli.
“Io lo so che non sono di compagnia, non mi piace niente di quello che piace a voi, ma anche ai ragazzi, voi mi invitate e io dico di no… so che sono una rompiballe, ma…”
Mary e Ornella non hanno bisogno di guardarsi per dire con una voce sola:
“Parlaci, Eli. Ti ascoltiamo”.

5. Eli parla.

Noi, chi siamo? No, parlo di me. Io chi sono? Che ci sto a fare? Se lo chiedo a qualcuno, penso ai miei genitori per esempio, preferisco non pensare a quel che mi direbbero. Ma almeno, loro, se lo saranno chiesti perché mi hanno messa al mondo? Oh sì sono la loro bambina e lo sa Dio quanto mi amano… e io? Io chi sono? Mi amo? E che cosa amo di me? Oh sì se mi guardo mica mi faccio schifo! E anche quando mi proteggo dai complimenti, dalle parole tipo TV che mi dice un ragazzo, e dico che insomma be’ mi sento il culo grosso… insomma… grosso… insomma… Mary e tu Ornella… ma è il culo o le t-shirts o i leggings o lo smalto o giocare a ti lovvo… è questa Eli? Io vado a scuola a studiare, a fare i compiti, a fare le esercitazioni, a pigliare voti buoni quando mi sento indifferente a quello che ho studiato, e voti cattivi quando quello che ho studiato quasi mi stava appassionando… e…ma… chi mi manda a scuola lo sa chi è la persona – la figlia – che mandano a scuola? Per fare che?

Ornella e Mary non si muovono, nemmeno respirano. Guardano Eli che parla.

Io non lo so che cosa ho amato studiare da quando sono entrata nella Prima Elementare fino a stamani. E se qualche cosa mi appassiona, mi diverte, mi stuzzica, mi provoca… mica posso farlo diventare una materia di studio? A chi lo potrei dire senza sentirmi rispondere “pensa a studiare che poi per le altre cose avrai tutto il tempo?...”

“E’ successo stamani!!! – la interrompe Ornlla quasi gridando! “È vero… - annuisce Mary, e continua: “è bello quello che stai dicendo, è bello che tu lo dica a noi… vero, Ornella? Dài Eli ti prego non ti fermare…”
“Ma allora….. posso dire Noi? Davvero? Noi… che bella parola! Noi, chi siamo? Ci dicono di studiare e studiamo. Ci dicono di fare i compiti e li facciamo, ci dicono di non fare tardi e non facciamo tardi, ci dicono di mangiare e mangiamo, ci regalano un nuovo tablet e noi ringraziamo, ci danno i soldi per andare da Zara e noi andiamo da Zara, ci dicono che ci hanno trovato un prof che pagano loro per fare Fisica al pomeriggio perché siamo molto indietro e noi andiamo dal prof-del-pomeriggio, ci dicono che quel ragazzo lì non è adatto a noi e noi lo vediamo di nascosto, ci dicono di non far vedere troppo le tette e noi le nascondiamo, ci dicono che abbiamo delle belle tette e dovremmo valorizzarle di più e noi le valorizziamo, ci dicono che noi siamo tutta la loro vita e noi non abbiamo la faccia per guardarli in faccia, ci dicono che tutto quello che fanno è per il nostro bene… e noi, che facciamo? Dove andiamo? Noi siamo minorenni o maggiorenni per un pelo… - Eli riprese fiato e continuò – A proposito: tra poco avremo l’età per scappare di casa ma soprattutto, come dicono loro, per andare a Votare! Ci rendiamo conto, vero?”
Ornella posò la sua mano sul dorso della mano di Eli, poi la mise nella tasca del suo zaino-borsa e ne tirò fuori un foglio.