sabato 30 aprile 2016

CONOSCI I TUOI POLLI?


Almeno quattro generazioni di Italiani non hanno mai visto un galletto con le piume e ignorano che i polli abbiano piumaggi colorati. I “polli” sono prodotti fabbricati da Arena, Aia, Campese, forse Findus, ma soprattutto e certamente Pam, Carrefour, Esselunga...

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Trattasi di quei magma osceni fatti di pelli glabre (come arbitri di calcio) e accomodati dentro vaschette anatomiche di plastica, con alcune varianti: a pelle gialla, a pezzi (similcosce, similali, similbusti, similpetti, petti, petti, petti), crudi o bruciacchiati: quest’ultimi riposti in loculi caldi nella versione “pollo arrosto con odore di pollo arrosto”. Inoltre, per la gastronomia General Hospital, il pollo si presenta anche in contenitori di “resti” o frattaglie, detti fegatini, cuori, creste, misto intestinale. Alcune fabbriche più sofisticate non producono nemmeno più il “pollo completo” ma sparano direttamente nel blister 6 o 12 cosce, 6 o 12 ali, busti con o senza carne attaccata. Le zampe gialle o rosa-cadavere che talora si trovano ancora annesse alle cosce, testimoniano banali ritardi tecnologici della catena di imbustaggio.
Questa è una delle più significative vittorie dell’Uomo sulla Natura. Tanti e grandi i risvolti benefici. Primo fra tutti, quello democratico: il “pollo a misura d’uomo” costa infatti meno del sedano e della carota.

P.S. A proposito, qual è il verbo del gallo, della gallina? Beccare? Masticare? Succhiare?