lunedì 22 febbraio 2016

FRANCESCO TOTTI.

Dedico la Dio-grafìa di Totti - scritta da me nel 2011 per un Giornale - ai buffoni buzzurri che...ih ih ih... possiedono e... ih ih ih... allenano la Roma di Totti.



FRANCESCO TOTTI

Forse discendente del Dio Egizio Toth, divinità della Luna, reincarnato in un filo d’erba d’un prato delle campagne romane volte a mezzogiorno. Forse fertilizzato dalle soste di antichi guerrieri sfiancati, forse battuto da tenzoni e sfide nell’ozio di lontani assedi, il prato è il destino del piccolo Francesco.
Là, sulla via consolare che protende Roma verso il suo destino mediterraneo, il piccolo biondino ha imparato a dribblare margherite e scavalcare nidi di allodole con cucchiai di panìco. Là ha assaporato il silenzio della parola e la fertile loquacità dello sguardo. L’amica Luna gli ha dato il cenno sbilenco del guardare verso la terra e puntare dritto al Sole. L’inafferrabilità dell’intenzione, la sagacia degli stratagemmi che mille battaglie fecero vincere agli eserciti romani. Ma anche l’infinita pazienza che mette al proprio servizio le marèe e l’imprudenza degli uomini comuni.
Fu il saggio proconsole dello Stemma di Lupa Allattante, l’ascoltato e stimato consigliere Carlo Mazzone – detto Carletto – a scovarlo in una delle sue scorribande campestri e pedestri. E lo portò, come un gioiello del Botswana, alla reggia dei Sensi, ove fu allevato e coltivato come Principe Ereditario, affinché prendesse il testimone dell’altro Principe, il Giuseppe Giannini.
Ma Francesco dei Toth, ormai diventato 
Totti X Tutti
aveva destino di Fondatore, non di Erede. 
Mai pose domande, mai condizioni, mai esazioni, mai altro discorso rivolse alla Dinastia Adottiva se non il Discorso degli Dèi: “Io sono per Tutti…”.
Il Discorso piacque ai Sensi, e si inchinarono al Principe allorché egli terminò dicendo: “…perciò io non chiederò mai
niente, io voglio ciò che non ha prezzo né peso: io voglio Tutto”.
I Sensi allora dissero: “Tu hai già Tutto, Francesco, tu hai Tutta Roma”.
Ma Francesco rispose: “Non è vero: io resterò sempre con Voi, perciò avrò sempre e solo metà Roma”.
Francesco aveva ragione: l’altra metà – detta volgarmente “Lazio” – non sarebbe mai stata con lui, per lui, insomma sua.
I Sensi allora s’inchinarono e dissero: “Fa’ un po’ te!”
E Francesco fece: vide la biondina più universale di Roma, di tutta Roma. Scrisse per lei nel cielo – cioè sulla sua semplice maglietta sudata: “Sei unica!”
La biondina era Ilary. Ilary fu conquistata e rispose sì.
Ora davvero Francesco ha Tutta Roma ai suoi piedi: metà per adorazione, e l’altra metà per invidia.
Francesco Totti è re di Roma.
Girolamo Melis

Ah, dimenticavo: Sentite, voi come vi chiamate...Pallotti... Spalletta... Burinetti... quanno ci avete du minuti de tempo, provata a' annà a stroncavvelo su pe'l culo.