domenica 21 febbraio 2016

E SE TU IMPROVVISAMENTE USCISSI FUORI DI TESTA... E TI PRENDESSE VOGLIA DI LEGGERE...!?!?


E prova, no!!!!!!!?
dài, lèggi!


Se tu improvvisamente fossi preso da un affanno, sì da un pànico per gli anni perduti senza leggere libri… se ti sentissi soffocare per il tanto non desiderato… se con le tue mani toccassi una solitudine, un’assenza di personaggi, di frasi, di pensieri, di idee, di figure, di immagini, di metafore… se ti titrovassi qui, senza memorie di Autori prima idolatrati e poi discussi, di Autori non amati e poi fulmineamente scoperti affini e chiari, di…
Se questo dolore ti prendesse, ora, nel deserto del momento, ebbene, tu, che faresti? Che libri cercheresti? Ma, che dico?, da quale libri cominceresti? E come potresti arrivare a decidere cosa e come?
A chi chiedere? Con quali domande? Con quale faccia e con quale linguaggio porre la domanda? Come trovare la persona giusta? E come sperare che costui riesca, per amore o per ispirazione, a percepire e pesare la febbre del duo desiderio, e
tradurla (oh magìa!) in suo proprio desiderio?!
Oppure fare tutto da solo. Andando in una libreria? In Biblioteca? E orientarti in quella moltitudine di libri, di sciocchezze e di grandezze? Come? Con quale criterio? E con i soldi, come fai? Cercare libri in prestito o comprarli?
Scegliere di restare a leggere nelle sale silenziose? Ma come tollerare di suddividere la vita in poche ore e minuti trascorsi nei “templi” dei libri, e in ore e ore nel luogo di lavoro e nella desolata geografia di una casa senza libri?
No, questo è certo: i libri vuoi, devi possederli, ma non come gli oggetti, ma per averli lì con te dove vivi.
E allora non hai altra scelta che la libreria. Sì ma… C’è il rischio che, entrando in una libreria, tu non abbia altra “libertà” che vedere soltanto ciò che in qualche modo riconosci o per vaghi ricordi scolastici o per sentito dire o per effetto di risonanza pubblicitaria.
Certo, ci sono i Librai. Sono lì per questo, no? Eh, siamo alle solite: il Libraio ti darà ciò che vuole, o che deve… Quanti sono i Librai che ti guardano in faccia? Quanti ne sono rimasti, dello stampo del Filippi, del Lualdi, del Branduani?
Sei preso dall’ansia. Senti il pericolo reale di non incontrare mai il tuo libro, i tuoi libri: quelli per incominciare.
Ora devi calmarti. Ecco, meglio andare a dormire. Stasera andrai a dormire senza accendere la televisione, magari perfino lasciando spento Internet. Decidi di non volere immagini altrui, di stare in compagnia delle tue proprie immagini, fantasie incorporee eppure così abbaglianti.
Vuoi stare ad ascoltare il tuo corpo eccitato e al tempo stesso spaesato da quella mancanza. Stai desiderando il sogno, sì: è come se tu volessi confezionartene uno su misura, prepararlo con cura.
Provi a mettere in relazione il corpo e la mente, il tuo sentire col senso del reale, il tuo trascurato mondo degli ideali con le tue energie, la tua capacità di percezione con le tue doti di applicazione nel lavoro, la tua sopportazione della fatica con la tua attitudine a seguire un metodo, la tua Parola col tuo Ascolto. Incominci a sentire che non devi fare proprio niente ma semmai smettere di voler fare. Che non devi aggiungere niente, ma semmai togliere. Che non devi agitarti ma stare nella quiete. Ora senti che il sogno sta arrivando, e improvvisamente sei diventato… uno che si sta occupando di te! Sì, quasi una terza persona che si prende cura di…

Insomma, la domanda è: Tu, ti ami?
Dedichi a te stesso tempo e minuti di lieta e ricercata solitudine? Rispetti te stesso e le persone dei tuoi affetti, al punto di non nascondere – ma nemmeno fargli pesare – questo tuo desiderio, anzi porgendolo come un dono?
Riesci così a collocare e ritagliare questa tua libertà non come riduzione dell’altrui libertà ma come piacere compatibile e condivisibile?
Ecco, da questa iniziatica analisi di te stesso puoi intanto cogliere un primo frutto che forse nutrirà tutta la tua vita: non dovrai più mentire a te e agli altri con frasi stupide come “Mi piacerebbe tanto leggere i libri ma non c’è mai tempo, sono così stritolato dagli impegni…”
Il tempo c’è, sempre. Devi dirtelo. Perché il tempo è fatto di istanti, ognuno dei quali è un grande capitale, è ampio, disteso e elastico quanto il tuo Desiderio. E come si fa a sfruttare bene un così prezioso capitale?
Che fai? Ti metti ora a cercare un “metodo”? Un metodo, o ce lo siamo cuciti addosso nel tempo dello studio scolastico e delle prime avide letture personali, oppure… alla larga dai metodi teorici!
Dunque: tu sai di amarti. Sai di desiderare, di potere e di avere tempo. Ami stare in compagnia di te stesso. E proprio da questo incontro amichevole incominciano a nascere parole come fiori sbocciati: Amore, Solitudine, Desiderio, Sogno, TV, Affetti, Scambio, Reciprocità, Rispetto, Paura, Panico, Libreria, Biblioteca, Libro, Scrittore, Editore, Piacere del Corpo. Felice rapporto tra mente e corpo…
Visto? Sono bastate poche sensazioni e un semplice Discorso ha generato un primo elenco. Di che? Di argomenti, no? Di spunti, temi, curiosità, indizi, indirizzi da prendere al volo.
Non ti resta che “trasformarli in libri”!
Ti va bene l’elenco qui sopra? Ti fidi? E’ vero che ti ho stimolato io, ma l’hai fatto tu stesso ascoltandoti. Cominciamo? Qual era la prima parola? Amore? Amore.
E ora intèrrogati. Su di te e sull’Amore. Il primo libro che sceglierai di leggere dovrà un po’ assomigliarti. E somigliarti non vuol dire fare poca strada, anzi. Pensa di somigliare all’Amore nella sua cara e amata estraneità, nel suo mistero. Pensa a tutto ciò che hai lasciato dentro di te senza risposte. Per paura? Per pudore?
Sì, dovrà essere un libro che parla d’Amore, fin dal nome dell’Autore, fin dal Titolo, fin dalla sua consistenza di libro… dev’essere un libro che ti parla d’Amore.
Eccone alcuni, qui, davanti ai tuoi occhi:
Stendhal, Il Rosso e il Nero
Catullo, Poesie (tradotte da Guido Ceronetti, fidati)
Aleramo, Una donna
Tolstoj, Anna Karenina
Goethe, Affinità elettive
Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale
Scott Fitzgerald, Il Grande Gatsby
Dostoevskij, Il Giocatore
Banerjee Divakaruni, La Maga delle spezie
Melville, Moby Dick
Fournier, Il grande Meaulnes
Mishima, Sete d’amore
Pasolini, Le Ceneri di Gramsci
Guardini, Diario, appunti e testi 1942-1964
Chandler, Addio mia amata
Petrarca, Rime
Brera, Addio bicicletta.
…Per cominciare, bastano. Così, scelti quasi a caso, pochissimi oppure troppi. A leggere questa lista, molte persone esprimeranno disaccordo, magari ghigni. Pazienza.
E pazienza se, in questo elenchino, di libri d’amore sembra che ce ne siano pochi. Pochi? Be’, la scelta, per ora, l’ho fatta io, dunque credo di aver seguito la mia propria “idea dell’Amore”
L’Amore non comincia e non finisce. Appare e può apparire ovunque. Amore romantico. Amore solidale. Amore di Dio, Amore di sapere, Amore delirante, Amore malinconico, Amore di Bellezza, Amore di una ragazza o di un ragazzo, Amore sensuale, Amore della vita, Amore di madre, Amore fraterno, Amore d’avventura e d’impresa, Amore del Linguaggio…
Quanrti amori in me e dentro di me! Davanti a me. E allora? In quale mi butterò a capofitto?
Ecco, la scelta è fatta. Poco importa se la scelta è mia o se mi sono fatto scegliere. L’importante è buttarsi. E mi sono buttato. Sono già immerso nella prima lettura: Il Rosso e il Nero di Stendhal.
Avverto un primo piacere: posso dire Il Rosso e il nero come cosa distinta da “RossoNero” (!), segno della squadra di calcio Milan. Ora, nel pensare e dire Il Rosso e il Nero, il mio corpo si libera dalla povertà della Lingua finora da me parlata. Ora non potrò mai più tornare indietro, tornare al magma indistinto dei colori “rosso” e “nero”!
Il Rosso e il Nero, ora, apre strade.
Stendhal, chi era? Com’era la Francia di quegli anni? Perché in Stendhal la città di Parma è così presente? Perché la sua fascinazione per l’Italia? Chi erano i grandi Autori conosciuti da Stendhal, in Francia, in Italia, nel Mondo?
Eccomi dunque alla ricerca di una biografia di Stendhal, di una Storia della Letteratura, di una Storia politica del tempo di Stendhal…
Prima scoperta: posso già indirizzare domande precise ad un bibliotecario, a un libraio, a un amico, a un Insegnante. Ho appena iniziato e già riesco a dirigermi in una direzione fino a ieri imprevedibile.
Dunque, si può leggere un Romanzo e contemporaneamente si può con piacere curioso leggere qualche capitolo di una Storia, qualche pagina di critica letteraria e… Eccomi qui a prendere appunti di altri nomi di Autori, di altre Opere connesse, vicine, contrastanti, insomma riferibili alla lettura che sto facendo. E prendo nota:
Goethe, Flaubert, Manzoni, e poi Dostoevskij. Eppure Goethe e Dostoevskij erano già nel mio primo elenco! Meraviglia…
È passata sì e no una settimana e già devo placare la corsa del mio ritrovato gusto della libertà, della curiosità, della capacità che mi ricorda tanto l’infanzia, quando mi sembrava tutto possibile, tutto qui e ora.
L’infanzia. Che io stia ritornando bambino?
E perché questo pensiero, invece di abbattermi, mi rende felice e febbricitante di voglie?
A proposito, io non so niente di me. Non avevo mai provato, finora, il sentimento che l’infanzia fosse ricordabile come l’età delle meraviglie, della ricchezza. E mi viene un pensiero curioso: e se i bambini nascessero intelligentissimi? E se si sciupassero (venissero sciupati) crescendo?! Non la dicono tutti, infatti, la battuta “ti sei sciupato nel crescere”?!

Voglio saperne di più, subito.
Tra le note in fondo a una pagina de I Fratelli Karamazov di Dostoevskij, ho visto citato un libro di Sigmund Freud dal titolo Dostoevskij e il parricidio, scritto nel 1927. Devo cercare Freud. Quante volte ho sentito dire il suo nome, da cani e porci, al cinema, in TV, alla radio, nelle barzellette…
Freud, “il padre della psicoanalisi”: una definizione e basta, e non m’era mai venuta la curiosità di sapere, conoscere… O forse sì, ma mi ero impigrito.
Sarà incomprensibile, dico a me stesso, forse sto esagerando e mi sono montato la testa. Non è che sto cercando una bella scusa per demoralizzarmi subito e poi piantare tutto lì…?
Trovato. È un libretto. Strano, un libretto piccolo, breve… inizio a leggere. Dio! Dio ti ringrazio: sto capendo tutto!!! Parole, frasi, tutto è chiaro, tutto ha senso per me, tutto è bello!
E la psicoanalisi? Lasciamo perdere la definizione e concentriamoci sulle parole, su questo spaccare il capello in quattro “dentro” Dostoevskij… No no, non ho dimenticato il perché mi sono inoltrato nella scoperta di Freud: l’ho fatto grazie ad una piccola “nota” in fondo a una pagina, di quelle “note” scritte in piccolo che non si leggono mai. E la piccola nota l’ho vista e letta mentre mi stavo ponendo domande sull’epoca di Stendhal. E ora ricordo che, avviata la lettura di questo libretto di Freud, in fondo, tra i titoli delle sue Opere, quelli che mi hanno colpito di più sono alcuni sull’infanzia.
…………………….
È passato un mese, sì e no. Ho avviato anche la lettura di Karamazov, ho letto le prime pagine del Lefebvre sulla Rivoluzione Francese, ho preso nota d’altri titoli, ho trascurato il primo elenco e me ne sto facendo un altro, e sento che cambierà continuamente. Sto improvvisando.
Leggere, sta diventando per me un godimento libero. Io sono diventato un Lettore.
Dio mio, che anno è? Quanti anni ho? Tardi? Macché: ho davanti tutta una Vita, libera, nuova.

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Nota.
Questo testo pro-vocatorio (questa "chiamata") l'ho scritto 7-8 anni fa. Oggi certamente lo scriverei in un altro modo. Ma perché dovrei scriverlo io? Scrivilo tu, per te!