sabato 23 gennaio 2016

LUCE - 31. LA BELLEZZA, LA GIOIA




31. La Bellezza, la Gioia…


Il culo aveva sorpreso il ragazzo fin dalla sua tenera età. Prima di conoscere il suo nome, prima di incontrare i divieti dei genitori e degli adulti, scoprì il suo volto sorridente. Sì, l’incontro del primo e del secondo culo della sua infanzia gli dettero il senso di un capriccio… un capriccio in quei corpi fatti per qualcosa… la bocca per poppare, la mammella per essere poppata, quella piccola cosa segreta tra le gambe della lavorante alla macchina da cucire… era proprio la cosa da cui nascono i bambini… quel buffo uccelletto che spesso si toccava… non gli ci volle molto a immaginare che un giorno avrebbe potuto entrare nella piccola cosa stretta tra le gambe delle donne, e dunque anche della bambina che gli piaceva tanto nel cortile…
Ma il culo? Sì sì, sapeva che laggiù in fondo a quel meraviglioso capriccio si nascondeva un buco che serviva eccome! Ma… come poteva essere necessario che per nasconderlo… il corpo di una ragazza avesse avuto in dono un tale canto alla Bellezza!
Il ragazzo era innamorato del culo e mai era stato nemmeno sfiorato che un tale frutto del paradiso fosse stato dato anche ai maschi! Che c’entra il culo col corpo di un maschio!!! Ecco, forse nel maschio serve per nascondere il cacare… pensò un giorno.
Il culo è il dono di Bellezza alle ragazze affinché esse, bambine o grandi, sedute su un banco di scuola o chine a raccogliere insalata o in quelle camminate gioiose sulle piccole strade… potessero dare gioia a lui, sì proprio a lui.
Il ragazzo-bambino chiamava ancora gioia quello che un giorno… sulle strade scoscese di Montepulciano o sui tapis roulants delle Galéries Lafayette o sui lift trasparenti che si ergevano sulla Ginza o sulle irte scale mobili delle metropolitane di Milano… avrebbe chiamato con altre parole o non avrebbe chiamato ma catturato con lo sguardo e il desiderio…
E che ora sta percorrendolo di tremiti e stordendolo di vertigini nell’attimo in cui i due teneri leggings si voltano verso un altrove…
…..
Ora, tra le braccia di Luce, quel ragazzo sono io: il Ragazzo.
Sono io che contengo (e ne sono contenuto) tutte le epoche e tutte le generazioni alle quali non sono appartenuto e che pure passavano e arrivavano e soprattutto passavano e evidentemente restavano in qualche modo, insomma sento che tutto questo sta cercando di uscire da me ma non esce, non trova buchi né spiragli né pori. Tutto si affolla e assiepa e pesa alle periferie della testa e dei piedi, dei polpacci, del collo, delle mani, degli occhi. Sento assai più di un peso, sento il peso dei pesi che hanno voluto restare dentro di me, per non lasciarmi. E anche ora non mi fanno sentire di voler per davvero uscire, e tutto questo è così chiaro da convincermi di essere vicino a diventare interamente un peso a me stesso.
Mi dirigo lentamente, come in slow motion un sollevatore di pesi, ora qua e ora là. Sento che non dovrei mai uscire di casa-studio di lettura di lavoro. Ora per esempio sto cercando di arrivare al sottopassaggio della metropolitana. Andare in orizzontale o scendere le scale o risalirle, non cambia niente. L’unica differenza la fa la banchina dei treni, alla quale non posso arrivare perché mi prende il terrore di venire attanagliato dal vuoto e di non potermi ritrarre. E mi pare di non volermi ritrarre. Volermi e/o potermi ritrarre.
E improvvisamente, arrivato dove devo, mi avvicino alla lunghissima scala mobile, e vedo un corpo adolescente che mi inchioda, la lascio passare e mi metto due scalini sotto e mi lascio portare su. Il suo culo mi saluta, immobile e appena fremente. Un piccolo zaino lo copre appena, e allora lei, come per favorirmi, lo sposta affinché il suo culo sia tutto libero davanti a me. E’ evidente che non posso baciarlo né posso alzare la mano per carezzarlo. Non è che sia un inferno. Sento anzi una trionfale leggerezza che ricaccia in dentro tutti i pesi affollati e accatastati alle uscite di sicurezza del corpo.
E nemmeno ho il senso del tempo che fugge. La salita è lunga, lenta, serena. Colgo ogni più lieve saluto del culo, gli dico ciao quando la scala mobile approda. La ragazza porta se stessa verso un’uscita, non è la mia uscita ma che importa? Posso seguirla, no?
No, non la sgeuirò. Niente mi ossessiona. Il culo è magia, anima, vita, mica consumo.
E quella infinita onnipotente magia del culo che, ora lo riconosco, è insieme polpa e anima della mia vita.
Tutto Linguaggio, tutto Essere, come tutte le epoche sono un girotondo di nomi… di binaca e durban’s e di colgate, del chinotto e della fanta, di stendhal, dostoievskij e…..del loro abbandono, di platone e sestov, di nietzsche e plotino, di heideg…..tutte le epoche e le generazioni, per me che non ho saputo conoscere il meta-tempo della cocacola, dei fumetti imbecilli – il culo delle ragazze è il tempo senza tempo.
Come ora, in questo istante…