sabato 16 gennaio 2016

LUCE - 28. ...CERCA CASA, IL RAGAZZO, NELL'OFFICINA DEI VISI




Luce - 28. ...Cerca casa, il ragazzo...


Non l’avrebbe più rivisto, quel Viso. L’avrebbe però vissuto per sempre. Così era cominciata la sua vita in compagnia degli Artisti.
Bussò alla porta di Cimabue, di Giotto, di Andrej Rublev. Non aveva chiesto permesso alla porta di pietra del suo amato Prassitele, dio terrestre della forma, non del Viso. Esitò su Piero e Raffaello poi chiese a Giovanni Bellini di sostare in ginocchio ma il viso del bambino offuscava di dolore il viso della Madre Adolescente… Percorse via principali e piccole strade e senieri… fu sconvolto dal compagno di strada Caravaggio… osò far proprio il pennello e il pollice di Lorenzo e Bernardino… ma non vedeva la Fanciulla… Un fremito lo prese davanti alla tavolozza di Manet, era lì per chiedere asilo e derubarlo dell’anima ma gli apparve, lontano il volto vagero e navagero del sacrilego Amedeo!
Fu allora che sentì tutto il corpo pervaso di impotenza, la stessa identica impotenza del bambino Modì davanti al Viso non riproducibile dell’Adolescenza.
Sentì e annusò, carezzò e addentò Luce, Luce irraggiungibile, mai sua mai tua mai mia se non nel tratto cui nessuno sulla Terra può dar corpo e carni ed espressione di… Cosa.
E finalmente prese Casa e fu preso di Casa e tuttora dimora nella Casa senza muri del Vecchio Contadino-Ragazzo. Con quel dono di Dio, tenendogli la mano e rincorrendogliela e posandola ora qua ora la in miliardi di segni di tratti di epoche di aeree sottomissioni e di trionfi bambini e ancestrali… Ragazzo e il Carnà, Ragazzo e Mano-Amata del volto, parlano di Lei, della Luce sul selciato, della storia umana del volto naturale e ancestrale, del volto dell’allievo e del maestro, del volto moltiplicato i Dannati e gli Angeli, del volto grittesco delle femmine di Munchausehn, del volto nudo di Lautréamont, dei volti delle Anime morte, dei teneri volti innamorati nei pomeriggi della Casa Contadina, dei volti di pietra e di legno e di tela e di gesso, delle trasfigurazioni lombarde delle sante e delle ancelle di Cristo sulle vetrate spalancate al suo Dono…
Il tuo Viso, ragazza che non vedrò mai più sporgere con le tue timorose ginocchia sul selciato di questa via polverizzata di passaggi e saluti indifferenti, Luce di Luce, sull’altare del ragazzo che scelse di schiantarsi sulla bici davanti a te… al tuo nome Graziella della brava famiglia d’uno degli innumerevoli poderi di Vald’Orcia. Mia sì, a te posso dirlo, Luce dei sentieri.
…..
E quando… no, ora, sente Luce accanto. Si sentono come due ragazzi che, se non si sentissero, si scontrerebbero al girare l’angolo tra strada di casa e strada di scuola.
“Tu mi hai scelto, Ragazzo, non io… io sono la Luce e non scelgo, lo sai… è mio destino… però ti ho riconosciuto dal bagliore della tua infanzia… e sei tu ad avermi scelto come Luce, e mi hai perfino ascoltata dirti Noi… come due Adolescenti… e ho avuto paura per te e ho sentito il tuo sguardo su di me come se tu potessi guardarmi e non restare abbacinato ma… innam…”
Ragazzo fece per muovere le labbra ma…
“Aspetta a parlare, Ragazzo… no, non ho avuto paura per te… no!... ho ripreso ad essere Lichtung… ho aperto i panorami… e…”
“Sì, Luce, sei tu che mi hai donato lo sguardo per incontrarti in ogni sguardo di luce… nel capo chino della tenerezza, nel dolente abbandono, nella solitudine invano riempita di comitive sulla via principale, nelle piccole strade, sui sentieri, sul selciato di questa Città-Casa… Ora so, Luce, il senso di quella parola impronunciabile… Amore… e che non dirò mai più e che non baratterò con carne, con corpo, con ebbrezza della vicinanza, con soffio sul viso della lontananza…”
“Sì” sussurrò Luce.
Non c’erano parole da aggiungere. Fu Luce ad avvicinare la mano alla mano di ragazzo. Lui la afferrò e Luce fu in alto, e là in fondo, non vista, la piccola contadina anzò gli occhi dal ricamo e sorrise tra le lacrime.