mercoledì 13 gennaio 2016

LUCE - 25. ...APPAIONO, ALLO SGUARDO DEL RAGAZZO...


25. …appaiono, allo sguardo del ragazzo…

Appaiono al mio sguardo due voragini senza fondo negli incavi del volto. Cerco la fonte nel tempo e nelle stagioni perdute. Non distinguo le ombre dal vuoto, la sindone pagana dall’alone lasciato sul vetro dal sudore di un palmo screpolato. Senza storia, la cronaca del selciato non dà corpo all’Anziano appollaiato immobile attorno a quei due precipizi svaniti.
Io stesso immobile mi perdo. Discendo lo sguardo a toccare i piedi che senza compiere azioni o pulsioni sono assorbiti nella grande lastra quadrata. Non appoggia e non esita, non è corpo nè carne, che nome posso dare al Linguaggio di quell’essere nel mondo senza l’Essere?
Ho forse visto la lontananza, a me così oscura, diventare bagliore di disperanza. E ha luogo il senza-luogo. Sicché non possono non sorprendermi e riscuotere i cenni del capo, le manine e le manone sollevarsi appena in cenni di saluto, i capi che si volgono appena ma si volgono in segno di riconoscimento. L’Anziano dunque esiste sulla via Principale e negli incontri.
E io voglio sapere. Luce, dove sei?
So che sei e so che sai. So perché hai voluto che io fossi qui.
La via Principale sembra curiosa. No, forse curiosa no. Ecco, provocatoria. E se volesse chiedermi come la sento e la vedo? No, sono io a chiedermelo. La via Principale è in pianura? O in leggero pendìo? Ma chi di me se lo chiede? Io o il ragazzo del racconto?.
Io, me lo chiedo: perciò la via Principale sembra ghignare con la sua diuscrezione. Mi guarda la mano serrata. Mi invita ad aprirla. La spalanco e cadono i Dadi che tengo stretti.
E la via principale non può trattenersi dal ridere e con lei ridono le larghe pietre e le ampie fasce di pietra rettangolari e si ciòttolano addosso l’un l’altro i sampietrini.
Guardo i Dadi.
Luce, dove sei? hai scelto tu di rendermi ridicolo ai miei ospiti? No, forse hai voluto trattenermi nella mia innocenza di bambino. E m’inviti a lanciare i Dadi senza esitazione e vedermi… e vedermi denudato tra il sacro e la ragione, tra l’inconoscibile e la prova.
Ti sento lì lì per lanciarmi la frase colloquiale e burina del mondo abitato dai passanti: “Ma a te, che te frega se è pianura o pendìo!?”
Sì lo so, Luce. Ti sei divertita a vedermi disadorno e nudo davanti al Gioco. Perché vuoi pensare che siano i Nomi che l’Uomo dà al mondo a dettare la Legge? Pianura o pendio, il Gioco dei Dadi mica dipende dal Galilei e dalla gravità? Dipende dai Dadi liberàti dalla mano dell’Uomo. Ed è così e solo così che ti apparirà la fanciulla o i cloni firmati o le voragini del viso senza sguardo o le piccole strade o i sentieri…
Perché? “Perché?” sembri chiedere a me e al ragazzo, non vuoi essere felice?