domenica 27 dicembre 2015

LUCE - 9. ORA MI VIENE INCONTRO UN ARCO



9. Ora mi viene incontro un Arco…
…o forse è una bocca. Mi parla. Mi parla una Lingua ma non distinguo le Parole. È fatta di accenti, di vocali intenzionali oltre il detto, di liturgia ben più che di testo… una Lingua che… no, ecco il possibile errore: di Linguaggio che determina la Lingua… no, di Maschera che determina la Lingua sottraendola al Linguaggio… Gergo? Patois? Ashanti? Codice? No no no…
Lingua senza età, senza comunicazione, senza distinguo… una Lingua-selciato… sulla quale pietre larghe si accostano a SanPietrini e lastre… senza mèta, non per andare non per identificare… Lingua che non distingue generazioni e clonazioni… anzianità e pubertà, adolescenza e vecchiaia…
Entro nella Bocca-Arco e sento che mi sto separando dal Giallo… mi viene incontro il lontano pensiero che mi avvolse e mi fece suo, il pensiero sul “Così si nasce…” e mi sembra ancor troppo umano, storico… penso allora al Trattato di Herder… alla scimmia che non apprende ad essere scimmia né a parlare da scimmia né a muovere la sua vita alla maniera dei modelli-scimmia… perché è scimmia… E penso al povero Neonato degli Umani, cui non è permesso di essere Animale, subito assediato dai Modelli, dalla Lingua del voler dire Umano… al nostro destino di non sapere, e prima ancora di non poter sentire chi è il neonato che si affaccia al mondo, e non è più e non sarà più Natura…
Così l’Arco-Bocca mi dice che proprio questo indifferenziato insezionabile seme di Lingua-Linguaggio-Gergo-Senso-VolerDire-Stare-AndarDimorando...è forse la Casa nella quale mi trovo ad Abitare, camminare, stare, ascoltare
e scoprire la circolarità di una Muraglia Nido & Lager, mani-in-tasca e lento incedere di automobili a specchietti ritirati per non vedere-sapere il dietro, l’altro… il Sole.
So che Luce mi vede. So che così ha voluto. E so che è un dono.
So che il 2016 sta per cominciare. Esplode il Giallo, dunque è già cominciato. Cercherò di distrarmi: trattandosi soltanto di Storia e Tempo, so che passerà. Come passa l’infanzia del Maestro, l’infanzia intramontabile di Romano Guardini. E quella modesta scaletta levigata e ordinatamente consunta mi dice della sua precipitosa e gioiosa corsa giù per la scala di casa, corpo e anima uniti in quella elastica armonia che hanno i bambini sereni. E improvvisamente il Bambino avverte che l’attimo del pensare si sta per posare… si posa su quell’ultimo gradino. E lo pensa. Pensa quel gradino che lo separa dalla strada. Perde l’equilibrio e cade. “Mi sono distratto” dice a se stesso il Bambino.
No che non ti sei distratto! Al contrario, hai pensato, hai messo una distanza incolmabile tra te e quello scalino e hai organizzato un piccolo decisivo ostacolo. Noi ce la caviamo dicendo: il Bambino ha le ossa elastiche.
No. Romano Guardino ci sta parlando della Fede negata.
L’acqua invece, per quante dighe e bocche e proboscidi assetate ne frenino il fluire, finirà sempre al mare. Lo dice la sapienza Zulu, dei figli e dei padri e dei padri dei padri. Sapienza? Macché Sapienza. È il Sacro che bagna l’Africa ma non la inzuppa né la nutre.