martedì 29 dicembre 2015

LUCE - 11. IL FILM E' ALTRO







11. Il film è altro

Da una umiliante vetrina di Negozio di Libri… perché ho alzato lo sguardo dal selciato?!... dall’Ordine-Disordine della radura abitata… - dall’umiliante vetrina mi colpisce la memoria, no, mi ravviva il solo ricordo di un film senza più nome né volti né storia. Mi disturba e mi imbarazza.
Lei, morbida e procace adolescente, dispone e schiera il suo tenero corpo nei paramenti del giorno di Festa: ridondante freschezza, appartenenza borghese.
Lui, razzente e miserello nella stazza e nella casta, si dispone al riparo della tecnologia elettronica, dispone scenari, mosse di seduzione.
Io spettatore comincio a riscrivere il film. Fin dai primi fotogrammi senza titoli di testa, nasce il mio film. È quel che facciamo tutti, no?
Èvoco il romanesque. Immagino e tratteggio le avversità ambientali. La bellezza di Lei, l’anima fragile di Lui barricato dietro tattiche altrui e così esposto allo svelamento. E niente di più fatale riesco a sentir sorgere in me se non che Lui – innocente e turpe à la fois – si proponga soltanto di scopare “quel bel bocconcino”. Ricetta, impasto e liturgia dell’ovvio, del consueto… sulla linea che separa e unisce il mio delirio di salvezza e il senso del tempo e della storia.
Ma io grido e sussurro a me stesso: l’intesa dei sentimenti trionferà, gli Stratagemmi verranno debellati, l’oscurità esploderà di Luce.
Invece no. Il film è altro.
La cattura si compie. Incredibilmente reciproca. Entrambi mentono. Cioè dicono la Verità della Maggioranza. La scopata avviene. Essi avvengono azzerandosi in una successione (montaggio) di sequenze, dette erotismo.
Lei organizza il progetto casa-matrimonio-figli. Gira l’angolo (stacco-cut) e Lui si fa subito la prima cotoletta che bussa alla sua porta.
Ed eccoli finalmente (tempo+spazio) fuori dalla sceneggiatura della tenerezza, nel cambio-merci dei pezzi-di-carne nominatisi Persone.
A Lui compète il disprezzo, la negazione di Lei.
A Lei compète la reazione americana, tecnica, emancipata: la conquista sociale delle pari opportunità, l’umiliante consenso, l’esecuzione del diktat d’essere Autrice di una scelta.
Finito. Tutto ciò che era già finito è finito.
Si reincontrano ad una Mostra d’Arte (sic). Sono passati pochi mesi, sono entrambi vestiti da newyorkesi nel tempo libero. Ciao. Ciao.
Che storia è? Che riscrittura ne ho fatto? come ho potuto delirare sulla Luce che illumini di Linguaggio la Maggioranza? E io chi sono per immaginare Luce?
…….
E mentre seppellisco le spoglie di Uomo e Donna nell’oscena Vetrina… come posso non vedere il Ballo in Maschera? E dirmi che il Ballo… che altro potrebbe mai essere se non in Maschera?
E come potrebbe mai essere… esistito un prima… un prima del tempo, del gesto, del senso della Baùtta?
Di quale tempo sto parlando? Forse di un tempo non inscritto nella Memoria come miserevole “storia”?