lunedì 16 novembre 2015

QUANDO SCRIVEVO AL SAPIENTE JOSEPH RATZINGER...MAESTRO EPPURE ACCOMUNATO DA COMUNI MAESTRI




Il voto di Castità.
Il vuoto di Carità.


Da quanto tempo desidero parlarti, Maestro, dell’abbrutimento della “Castità”! A te, non ad altri. Dal fondo della mia incompetenza dottrinaria e dal dubbio della mia felice condizione giudaico-cristiana.
A te come Papa Cristiano, Benedetto XVI. A te come Sapiente, Joseph Ratzinger. A te per l’antica Sapienza e per la moderna benedizione ricevuta dagli ultimi Maestri, Martin Heidegger e Romano Guardini su tutti.
Ti voglio parlare della Castità. Del suo senso antico e della sua insensatezza odierna. No, del suo senso antico avrei da dire solo ciò che entrambi sappiamo, e che ai lettori parrebbe soltanto un vuoto e dotto esercizio di cultura storica. Ti parlo invece dell’insensatezza della Castità oggi: o meglio, della sua devastante ossessione. Della sua irreparabile vanificazione del Sacerdozio.
Castità è sacrificio. Sacrificio della Carne? Sacrificio della mondità? O “manifesto storico” contro la storia e il tempo degli Uomini, erèttisi contro l’Assoluto? Dunque una misura centrale del “relativismo”? Dunque una forma biblica del rigetto dei falsi Idoli? Sacrificio della Carne? Ma non è forse vero che la “carne” è Corpo Sacro? Non è forse nel Corpus Jesus che avviene lo scambio tra Dio e l’Uomo?
Dove voglio arrivare? Come posso non perdermi della demenziale Dialettica? Voglio arrivare a Cristo. Al suo sconvolgente messaggio agli Apostoli. E siccome sto parlando a Te, Fratello Joseph, devo moderarmi nello sproloquio. Che cosa ha chiesto Cristo agli Apostoli? Ha chiesto “castità” o Dono? Ha chiesto loro di predicare la punizione della Carne o di rivoluzionare la Vita del Mondo donando la Fede, la Carità, la Speranza?
Sappiamo entrambi che in duemila anni gli uomini hanno messo in bocca a Gesù Cristo tutte le parole e le intenzioni che a loro facevano e fanno più comodo. Ma quando noi pensiamo “Gesù Cristo” non confondiamo il Gesù che mena calci ai banchi del mercato... col Gesù che abbraccia il malato, il reietto. Non li confondiamo poiché è la stessa Persona.
Ma noi non potremo mai mettere in bocca a Gesù le Parole, l’Esortazione, l’Ordine di reprimere – nel Giovanni, nel Luca, nel Matteo di questo modesto avvìo del Terzo Millennio – la propria Carne, concentrando il loro intero Corpo nell’ossessionante autonegazione del non vedere miliardi di immagini e offerte di carni e corpi nudi esposti nella macelleria dei media, del non ascoltare miliardi di messaggi orientati a consumare, ad essere consumati dal linguaggio delle carni, dell’immaginario della sessualità e della sua stessa ridicolizzazione nella pornologìa, nella pornografìa.
Ricordi, Fratello Joseph, le parole con le quali il grande Maestro Heidegger risponde all’illusione di Junger? “Sulla linea”, rispose, non… “oltre la linea”. Siamo sulla linea. Siamo nel mondo. Siamo nel Dasein. Che facciamo? Interroghiamoci, è meglio.
Ma come può il coatto giovane, vecchio, adulto Sacerdote, interrogare il mondo? Se gli Uomini, separati dal Linguaggio del “Sein”, sono cementificati dalle loro stesse macchinazioni? Che facciamo? Diciamo al Sacerdote: “Cristo ti ordina di sacrificarti”? O gli diciamo: “Cristo ti ama. Perciò ti dona il privilegio di fare doni”?
L’ho scritto – con l’impudenza del Fratello – nel titolo di questa Lettera: “Voto di Castità”, “Vuoto di Carità”. E tu sai bene, sì, molto più profondamente e dolorosamente di me, che cosa vuol dire quello slogan, seppure intraducibile nella tua Lingua Tedesca.
Può un Corpo obeso di mondo e serrato nella propria prigione, aprire le porte al Fratello? Al passante? Allo sconosciuto? Al nemico? All’indifferente? Sacrificare la carne non vuol dire forse erigere templi e altari all’idolo ossessionante del mondo post-moderno: il Consumo?!
Come può il povero Parroco liberarsi della propria condizione di povero Uomo, se il suo diurno e notturno pensare – oh, di più!, sentire, percepire, assaporare, appetire – è drammaticamente ossessionato dalla Condanna?
E come può – sotto la minaccia della Condanna – aprire la porta di casa, anzi: non chiuderla mai, aprire il cuore, tenere felicemente desta la sua apostolica missione in pulsione di Carità!?
Obeso di Carne com’è.