venerdì 27 novembre 2015

BUONGIORNO RAGAZZE, BUONGIORNO RAGAZZI - ASCOLTATE IL FURORE CHE E' IN VOI.





Il Furore.

Voglio parlarvi proprio del Furore come Linguaggio del Rango, come Discorso della Vita, come Codice Sacro contro i codici mortiferi della Tolleranza, dell’Accomodamento, del “vivi e lascia vivere”, del “ma sì’, va là…”: insomma dell’orrore della Democrazia.
E voglio parlarvi dei crimini che l’Umanità  compie ogni giorno in ogni luogo contro l’Anima delle Persone, contro la “persona” delle Persone, contro i “Giusti”, contro i Degni, contro i Soggetti al Sacro e non alle Leggi: dunque, che tu lo voglia o no, contro di Te. Che però ora ti stai scandalizzando, prendendomi per matto, e ti chiedi come… “sia permesso… permettere a uno di dire queste cose in pubblico!”
CONTINUA


Voglio parlarvi del Furore come del Signore dei Sentimenti dell’Uomo Antico, dell’Uomo che va a combattere fronteggiando, però dopo aver accertato che il suo nemico sia dotato anch’egli di spada o di cazzotti adeguati per difendersi.

Voglio parlarvi del Furore come dell’Antidoto contro il “sorridere agli esseri schifosi che ti ignorano e ti cancellano in nome della Legge, in nome della Buona Educazione, in nome dell’averne il Diritto, in nome della Libertà d’Opinione, in nome delle Buone Regole di Comportamento”.
Voglio spararvi addosso – e se possibile “dentro” – una dose vitale, una overdose di Furore affinché diventiate finalmente “matti” e mandiate a f’an-k’uuuulo quelle personcine perbene che non esagerano mai, che “vanno avanti”, che “rinnovano”, che “l'avorano”, che “k’acano” sì, ma… senza esagerare, ne’?!
Voglio chiamare Parmenide, Democrito, Plotino, Cristo, Celso, Galileo a partecipare alla colletta per spedirvi – ovunque voi siate – un Pacco di Furore per Posta prioritaria, sperando che arrivi in tempo ad evitarvi anche un solo altro piccolo “abbassare lo sguardo” davanti ai Mostri, davanti ai Divoratori della Speranza, davanti ai Devastatori dell’Innocenza, davanti alle zecche che prosciugano i cuori dei Giovani.
E voglio dirvi della razionalità del Furore, e dell’imbecillità zombi della moderazione.
Non cercate di somigliare ai vostri genitori. Vi ricordate? Avete presenti i genitori, quelli che avete in casa, e specialmente i “padri”? Quelli di cui non siete fieri? Sì, sono gli stessi Adulti che vi ritrovate negli Uffici, nei luoghi di lavoro, nelle stanze del “comando”, nelle aule dell’insegnamento: ma, insisto, soprattutto nei luoghi di lavoro.
Perché allora cercate di emularli? Per convenienza di posto di lavoro? Di sopravvivenza? Di carriera?
Perché, disprezzandoli, ne assumete i tic e le squallide sembianze? Perché li tollerate nel loro protervo non-sapere – non-voler-sapere – non-studiare – non-combattere – non-cercare-il-bello-né-mai-il-bene ma soltanto il “conveniente”?
Perché non li vedete all’opera nella loro ricerca di circondarsi di imbecilli-succubi (i cosiddetti yes-men scemi e barzellettari), nel chiedervi di fare i “registratori-tape-recorders” e di scoraggiare e ridicolizzare ogni vostra proposta, ogni vostra curiosità?

E perché non vedete e guardate bene all’opera le ex-Femmine, sì le donne adulte in carriera, specie quelle che diventano (facendo una fatica d’inferno e attraverso una progressiva umiliante espropriazione della loro medesima femminilità) le vostre “cape-ufficio”? Le state guardando? Vedete l’opera delle loro tremende coazioni all’auto-espropriazione che ne hanno fabbricato le maschere facciali nell’ersatz della maschilità?
Perché volete diventare come loro? Perché non vi accorgete che state rinunciando alla speranza, alla freschezza del desiderio, a quei piccoli semi, a quei nascenti fili d’erba d’amore per il mondo, al furibondo pulsare dei bulbi d’energia che chiede spazio e tempo, che bussa alle porte del vostro viso pubblico, al genio antico dei vostri nonni e dei vostri avi che chiede d’essere ascoltato, riconosciuto, ri-vivificato?

Perché non ascoltate l’orrore che vi fa arrossire? Perché vi andate convincendo che quei mostri che hanno in mano le vostre sorti sociali e mondane, sì, che insomma “loro” rappresentano il buonsenso, dunque la ragione, dunque il “come-è-meglio-essere”, il come-è-meglio-comportarsi”?

Perché non ascoltate il “vostro” Furore?
E perché non la piantate di elaborarlo in patetiche “rivolte” che si riducono ad un sistematico “tagliarsi-le-palle” per far loro un dispetto? E non la piantate di umiliarvi nella birra e nell’alcol o in qualche trovata esilarante e stordente o in qualche weekend, invece di guardare dritto negli occhi quei mostri di Adulti che rovinando le loro vite hanno rovinato il paesaggio spirituale e sensoriale del mondo? E non gli urlate il vostro Furore, così anche testimoniando loro – nonostante il loro fetido “buonsenso” non lo meriti – il vostro Amore?

Il Furore è la Razionalità. È l’ascolto delle piccole voci che sorgono dai sentieri spesso soffocati di sterpaglie, coperti dal nulla che loro, gli Adulti Moderati, hanno accumulato facendo delle loro vite una discarica. Ascoltate quelle piccole voci che vi stanno parlando, che sono rimaste, magari àfone e balbettanti, nel vostro cuore e nella vostra mente.

Se non sapete cosa fare e come farlo, e non avete a portata di mano e di sguardo niente che assomigli ai libri, alla poesia, al pensiero, a qualche straccio di modello, andate a cercare i vostri nonni, sì, insomma, i… marginali, I VECCHI, i marginalizzati dagli Adulti, da coloro – per esempio i vostri genitori – che li hanno messi in un angolo e li considerano degli idioti-portatori-di-una-pensioncina…
Provate ad ascoltarli, nella loro sfiducia e, perché no?, nel loro analfabetismo, nel loro dialetto demodé. E provate ad ascoltare il loro residuo di Furore. È vero, lo giudicherete soltanto intriso e pesante di rivendicazioni, di rimpianti, di rimorsi, di sconfitte… Roba da vecchi rompic’oglioni, come vi hanno insegnato a giudicarli i vostri Esimi Adulti Genitori, portatori di shopping, di lifting e di servilismo.
Provate a mettere in circuito nella presa della loro dolorosa sconfitta la spina del vostro desiderio di vita, di decenza, di speranza.

Furore non è “rivolta” né sc’azzo né sgangheratezza. Furore è pensiero, è scavo del Sacro che ognuno si porta dentro. Non tradite voi stessi: non accettate come fatale l’imbecillità, non asservitevi al suo codice, poiché il codice dell’imbecillità consiste nel produrre imbecillità.
Coltivate il Furore, a partire dalla vostra interiorità. Rimettete all’Antico l’orologio delle vostre passioni, dei vostri sensi, della vostra capacità di giudizio.
E cercate con le unghie e con i denti la strada che porta a qualcosa di grande, anzi di incommensurabile, di non riducibile ad una BMW e ad un tailleur di Armani.

Che ne dite di dare un’occhiatina alla vita di Cristo? Così, magari solo per curiosità… Fa sorridere? Non osereste mai dirlo a uno o una a caso di quei fetidi manager che vi stanno prosciugando la vita?! E guai a portare discorsi del genere nei vostri ammorbanti luoghi di lavoro?! Vero?

Dunque? Dunque non parlatene, dunque non mettete allo sbaraglio la vostra patetica carriera. State in campana. E non fatelo sapere nemmeno nelle vostre esternazioni su facebook: come sapete – o immaginate – i coatti m’erdosi vi spiano anche mentre respirate, alle volte qualcuno tra voi – volendo salvarsi – fosse tentato di deviare.
Non fate sapere in giro che il Furore – come la Pietà – non è morto dentro di voi. Intanto ascoltatelo in silenzio, poi si vedrà.
Giro