domenica 25 ottobre 2015

LA GRATITUDINE

La gratitudine.

La gratitudine non è uno scambio. Non si è “grati” per un “qualcosa” che si è ricevuto. La gratitudine non è un calcolo prodotto dalla mente, una sorta di “far di conto”, di far tornare i conti, di “pareggiare” un aver ricevuto con un dato o restituito.
Se io penso di esserti grato o di “dover esserti grato” significa nient’altro che il silenzio dei sensi, del corpo, e il grido del pensiero calcolante.
Certo, si dà nome di “gratitudine” anche ad un atto che scaturisce dalla nostra “sfera morale”, dal nostro senso del dovere, dal riconoscimento di un’attenzione, di un comportamento di cui si è stati destinatari da parte di un Altro… in cambio di “niente”.
Ma il calcolo o il giudizio morale non possono esprimere la “gratitudine”, essendo entrambi condizioni della nostra Persona Sociale.
La gratitudine non è un atto né un moto della Volontà, dunque del Volere, insomma del Pensare.
La gratitudine è sentire il corpo dell’Altro diventare il mio corpo, il fresco diventare calore, il calore diventare frescura, la lontananza diventare vicinanza, il prima non potersi distinguere dal poi, la parola giocare col silenzio, la carezza sorgere dallo sguardo, l’io e il tu essere ramo e foglia, fiore e frutto. Tenerezza e furore.
La gratitudine non ha. È.