martedì 13 ottobre 2015

Girolamo Melis - UN'INFANZIA DI CRETE AZZURRE E ROSSE, romanzo inedito - (e-book Amazon - formato kindle)




Capitolo 15. 
Lucertola e io non avevamo età. Non eravamo né bambini né adolescenti né grandi né vecchi. Forse potevamo sentirci, oltreché bambini, vecchi. Ma era lontana da noi la malattia degli adolescenti e dei grandi.
Una cosa la sentivo e sentivo che anch’essa mi avvicinava a Luce: mi viene da dirla così: non facevamo mai niente per avere dei vantaggi. A me, in particolare, piaceva pensare che la concentrazione mi aveva fatto scoprire che il mio corpo mi diceva tutta la verità, e che se una cosa non la diceva il corpo non era la verità. E che Lucertola, per un miracolo che mi ero meritato, non era diversa da me.
In quel momento io scoprii le carezze.
Carezzai quelle due emozionanti cose tonde, lentamente, un po’ l’una un po’ l’altra. Le carezzavo e mentre lo facevo imparavo a farlo. Lo imparavo perché lo vedevo dal viso di Luce, che faceva “sì” con gli occhi e che mi guardava e sorrideva stringendo e aprendo la bocca in due modi diversi di sorridere.
Mi alzai in ginocchio e, sempre restando alla portata del viso di Lucertola, incominciai a carezzarla con due mani. Mentre lo facevo, Lucertola alzò la sua leggera sottana, poi fece un cenno per incoraggiarmi a togliere le sue mutandine bianche.
Sorrisi anch’io e per un attimo ci venne da ridere insieme. Poi carezzai la sua pelle a tratti calda a tratti fresca, poi feci un’altra cosa che non avevo pensato che esistesse nella vita: le detti due baci, uno di qua uno di là, ma non come quelli che si danno sulle guance, che sembrano una presa in giro.
Le detti due baci con le labbra che rimasero lì per un tempo che sembrava non finire mai.
Poi le tirai su le mutandine e giù la sottana.
Le detti una mano per invitarla a mettersi in piedi. Mi guardò come guardano i laghi.
E mi sta dicendo:
“Ma a te è piaciuto quanto a me?”
Mi prendo il capo tra le mani e mi viene di fare una faccia da pagliaccio, saltello qua e là e grido:
“Ahhhhhhhhhhhh!!!”
“E allora, se è vero che ti è piaciuto così tanto, mi devi fare un regalo”.
“Parla.”
“Voglio dartelo anch’io un Nome, e tu lo devi prendere perché te lo do io.”
“E’ tutta la vita che voglio avere un Nome!”
“Mani. Il tuo nome è Mani.”
“Grazie”, dissi. “Grazie, posso presentarmi? Mi chiamo Mani.”
(continua)