lunedì 19 ottobre 2015

Girolamo Melis: L'ABITO FA IL MONACO.

L’abito fa il monaco
di Girolamo Melis

Se e quando la Banca Mondiale permetterà agli Italiani di tornare a votare, tu che farai? Che storia ti racconterai? Quale sofisticheria balbetterai in giro agli amici, ai famigliari? Ti aggancerai alla penosa battuta cult di Indro Montanelli (“mi turo il naso e voto DC”)?
Mica potrai dire a te stesso e dichiarare alla portinaia che… ah, io voto a destra! Ah, io voto a sinistra! Ah, io voto bene! Oh Dio, con tutto quel nulla che ti raccontano da anni, puoi perfino predisporti ad entrare nel gabbiotto, chiuderti gli occhi e sbattere una croce ’ndo cojo cojo. Oppure sbugiardare tutti i sondaggi che danno per certa la famosa “astensione record”. Insomma, potrai fare di tutto, tranne… esercitare il diritto democratico del voto, poiché esprimerai una malinconica coazione, poiché il tuo braccio sarà agìto dalla sfiducia.
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Certo, in questi prossimi mesi-anni potresti essere colpito da un esile raggio, una lucìna in fondo che ti fa muovere il passo, alla quale tendere: un progetto, un programma, alcune parole messe in fila, una persona, braccia alzate, dito puntato, slogan riuscito. Un anti-partito? Un’anti-politica? Uno schiaffone ben assestato ai ladri, ai sicari, ai manutengoli, una grillata o quant’altro ti sembra somigliare al tuo stato d’animo e dunque meritare il tuo voto?
E se quella luce, invece, avesse sapore e voce e affetto e senso e ragionevolezza tali da sorprenderti, attrarti, sedurre la tua voglia di dargli fiducia? Allora ascolteresti perfino con cura le sue parole e forse andresti a cercare da qualche parte un suo straccio di programma. E se ne rimanessi stupìto al punto da riprendere voglia di votare? Stop. “Ma chi lo può votare, uno così?” ti chiedi subito, “e che forza ha? E quali appoggi, e quale potere, e con quale legge elettorale un portatore-sano di progetto può arrivare alle stanze delle decisioni, dell’influire sul governo dell’Italia?”
Bene. E allora? Allora tu – tu che hai il dono di Dio di non arrenderti, di non rinunciare alla speranza e di non abdicare alla responsabilità – hai una carta da giocare. Puoi finalmente alzare lo sguardo e cercare un viso. E guardare le Persone. Sì, l’abito che costituisce la Persona, non la “parte”, non l’appartenenza a categorie insensate quali il centro, la destra, la sinistra, ma il Viso. Cioè la Verità del Viso.
E allora ricorderai il tempo in cui vivi e viviamo, non potrai esserti distratto fino al punto da non sapere che da quasi un secolo sappiamo che la verità del viso è costituita dalla sua Maschera, cioè dal Viso che ci si mette indosso, dal Viso nel quale il cosiddetto reale e il cosiddetto virtuale non sono più distinguibili, la natura non è più separabile dalla cultura, l’esprimere è irreparabilmente tutt’uno col comunicare… e improvvisamente ti verrà da ridere alla barzelletta che continui a dare per buona: “L’abito non fa il monaco”! Cooosa!? Ma questo valeva nel mondo antico, ti dirai. Che cosa può “fare il monaco”, nel mondo in cui viviamo, se non l’abito?! E dunque?
Dunque guarderai il Viso, cioè la Maschera che quel politico, colui che ti sta esponendo le sue idee, le sue promesse, si è messo, indossa, ti presenta. Perché è proprio quella la Verità.
Ma tu davvero stai cercando un Politico cui delegare la tua fiducia, le tue speranze? E davvero ti appagherebbe posare il tuo sguardo-geiger sul Viso, sul Nome da barrare affinché diventi il tuo rappresentante nel Parlamento?
E se già a metà del tuo scandaglio, tu ti sentissi diventato sì esperto ma dolorosamente ammalato di sfiducia? Se tu scoprissi che la tua nuova esperienza non ti ha dato altro che una collezione di sorridenti mostri? E che non ti rimane altra alternativa che tra una Maschera rozza e una Maschera raffinata, che tra una Menzogna trasparente e una Menzogna seducente, tra Potere e parodia del Potere?

Ma ci possiamo lasciare così?
No, non è da noi. Noi siamo responsabili e cerchiamo condivisione della nostra responsabilità. Cerchiamo l’Altro o gli Altri da scegliere (essendone scelti) per una scalata in parete, per l’avventura sacra verso l’alto. L’avventura nella quale ognuno è responsabile della vita dell’Altro come della propria.
Sì, l’abito fa il monaco. E allora lasciamo in disparte il “diritto-dovere” del Voto, un rito che sembra aver sostituito fin nella sua essenza il sacro con il liturgico. Proprio come la “democrazia” dei Feudatari, dei Vassalli e della Plebe. La Democrazia senza Popolo.
E cerchiamo tra di noi. Cominciamo a riconoscerci: chi porterà i chiodi, chi il legno, chi il filo a piombo, chi la ghiaia, chi la calce, chi il pane e chi il vino. E, come i Monaci antichi, mettiamo un mattone sopra l’altro.