lunedì 12 ottobre 2015

CHE TRAGEDIA! STAVO DIMENTICANDO L'AGGREG-AZIONE DEL 1994...

Ero al telefono con Greg, non si veniva a capo d'un discorso ch'è uno. Gli chiesi quanto tempo aveva e, stabilito che doveva scappare a razzo, dissi:
"E parliamone, allora! Che non ti salti in mente di credere che basti una qualsiasi dis-gre-azione cogliona per battere


L'Aggregazione!
“Cosa dis-greg-hi cosa?” esclama al vedermi
il pastorello, pasteggiando a Flit;
e avvita accùneo un po’ mirando l’alto
un po’ zigzag la sua-dente-mano
fattasi onanìa e monodìa tra i valloncelli,
le fratte, i rovi bassi, i ligustri,
e quell’internettare di Barbagia,
di Gennargentu e Valcamunica...
“Ca’Foscari!!” rispondo,
e giro in tondo, visto che “al largo”
è zonarrìschio infestata dal lentìschio.
E’ chiaro - ma è chiaro veramente? -
che non saremmo arrivati a questo punto.
“Ma che cazzo mi blocchi la frase
appena cominciata, con un punto?!”
Scusandomi per l’interpunzione
(ma le cose si potrebbero dire con un po’più
di buon’educazione...), ripeto:
è chiaro che non saremmo arrivati a questo punto
se non ci fosse stata “aggregazione”!
E parliamone, allora, alla buonora...
Per carità, non trattasi d’andare all’epoca del Monte
o delle (disons..) dison-da-re-bassi-fondi-manìe!
La finanza, si sa, fa rima con vacanza.
“E copriti la panza!”
“Posso farlo, se voglio, ma spiegami che c’entra
questo tuo improvvido improvviso
sbotto d’intemperanza...Capirèi
ci fossimo incontrati ed amati a Pallanza!
Dio, come faccio adesso a liberarmi
da questa minchia della rima in -anza?!”
Ad-greg-anza, dicevo: basta e avanza.
ma tout d’un coup, trasformare l’unione
in dis-greg-anza...meglio chiarire, capire, costasse perfino
diciamo un mille, un millecinquecento lire...
e farlo subito qui per evirare il fetecchioso virus
ed evitar la recidività. A metà strada, ora e qui,
tra il caput d’hier e il master di jeudi.
Vol-au-vent, Butch Cassidy.
Sarà mica colpa delle maràne, del gèrbido non più
malarico ora risaia ora sterro...
delle cicogne che traversano a rotta di collo
sfuggendo ai landings and taking off
sbatacchiate tra Malpensa e Caselle
e supplici appena in tempo a mostrare
l’occhiolino matriarcale alle rombanti Audi
affinché vòlvano e BMWèdano la débacle dell’anagrafe...
sarà mica colpa della rete pulviscolare inarrestabile
pioggia clonazione mercuriale, della rotondità frattàle
dei miliardi garruli gattopardi vorticanti
nocciole e delle mille òle...
Ghe voeur alter, figliuole, ben altre aiuole
han da fiorire ché la dilettanza produca dis-greg-anza
dall’aggreganza!
Qui
dalla casa in collina d’orizzonte, sguardo guardato,
sentire sentito, ascolto ascoltato, sapore saputo,
dio accèchi se mai hanno elevàto erètto muri,
bavvieve o cacciàto bavviti a spaventave
dissuadeve memovie...
Cerca altrove, Giuann, cerca altrove il grigio
della disattenzione, cerca altrove
l’ignava cacherella del negarsi e del negare...
“Io cercherei, sapessi non dico per trovare,
ma almeno cacciare il naso. Temo però
che sia il tuo sproloquiare a depistare,
e poi ierséra, te l’ho detto al telefono,
tu mi sembravi teso, come in-sereno, distante...
oh non da me...da te...come di grazial’ieno...”
così dici, e sai che non è vero: il vero è la distanza
che stava e sta sospesa
tra vicinanza e lontananza, e non sceglie perché non si fa,
mica si sceglie il destino che ti va.
Ma mentre tu parlavi a te stesso ed io a me stesso,
si scioglieva all’affettuoso sole
il te e il me, e l’io e il tu prendevano il vigore
che non si pesa ad ore né si conta a chilometri,
e presa da spasmodici crampi di panza,
a poco a poco e poi a tanto a tanto, ecco...
si disgregava la disgreganza (anche nella sua
dinamica versione di dis-greg-azione),
e, primula genziana croco margherita, qua e là lungo i fossati,
in forma di viola e di pervinca - chi la dunca la vinca -
riaffiorava e germogliava, sarmentava e sbocciava
la mai sopita, la mai rincoglionita
ag-greg-azione!
“Ma che s’aggrega, dimmi”, incalza pastorello
un po’ filelfo un poco tavernello,
“che aggregato non sia già per Natura o per Destino suo
o che si voglia inconscio collettivo,
o vorresti celiarmi coglionarmi e gabellarmi
affinch’io creda che Volontà e Cultura
son Altro da Natura?! Non sono nato ieri
e so d’Eràclito e so del gran Martino!
Dàtti una regolata: non è cosa da poco rispettare
le regole del Gioco. E se sei fiòco, rischiarati la gola!”

*
(Se bastasse una parentesi, o girarsi di là
come a teatro in quinta, oh me la caverei e so quel che direi:
“ma cosa ca**o mi sta spaccando il ca**o
proprio a me questo ca**o d’avanzo d’uno sta**o?!”
Ma mi basta pensarlo e già mi son tradito:
già vedo pastorello che mi svela e punta al cielo
- ma è ben diretto a me - il suo mediano dito...)


Girolamo Melis
con la collaborazione di
Apocalypse Bàu