venerdì 18 settembre 2015

SE QUESTA PAGINA AVESSE "POTERE"... NON MI VERREBBE PIU' PERMESSO DI SCRIVERE.


Ed ecco qui di seguito un articolo pubblicato da L'Opinione del 21 gennaio 2015:

L’Anm come negazione
della Giustizia?
di Girolamo Melis

21 gennaio 2015
È chiaro che questa domanda dovrei rivolgerla al popolo italiano. Ma il popolo italiano non c’è. Ovvero, non ha una rappresentanza riconosciuta da tutti. E non può averla poiché in Italia esiste la Democrazia: cioè un potere. Forse il popolo italiano potrebbe venire rappresentato se si fosse costituito in comunità di uguali. Non in potere. Poiché il potere, per esistere, deve appartenere a qualcuno e non a qualcun altro. Tant’è vero che il “qualcun altro” cerca istituzionalmente di “prendere” il potere, togliendolo al qualcuno che lo detiene attualmente.

Questa è la democrazia, la forma filosoficamente e politicamente fondata sul potere, e dunque sui “qualcuno” e i “qualcun altro” che si sono definiti “partiti”. 
E che la “Associazione Nazionale Magistrati” sia un partito (o un sindacato?) che esercita democraticamente un potere, è addirittura dimostrato dall’esistenza al suo interno di correnti, aree, clan, lobbies, insomma a scelta… democratica? Indipendente? Autonoma? Libera? Da che e da chi? 
Dunque: a chi rivolgo la domanda? Dovrei arrendermi, ma scelgo di dar fiducia ad un gruppetto di persone che recentemente hanno deciso di istituirsi in tribunale di persone dandosi il nome simbolico di Tribunale Dreyfus. Scelgo così per questa ragione assolutamente personale: ne fa parte, ne è anche ispiratore, una Persona alla quale sono legato da profondo affetto e che considero nientemeno che l’incarnazione della Giustizia. Non della Legge, ma del suo opposto: la Giustizia.
E, con la massima semplicità di cui sarò capace, preciserò e chiarirò la domanda: 
“L’esistenza in Italia di una Associazione Nazionale Magistrati non è forse, di per sé, il più spudorato atto di ingiustizia imposto al popolo italiano da una categoria, dunque da un partito, per identificare se stessa come detentrice del diritto, della legge, al punto da doversi e potersi istituire in associazione per proteggersi, per difendersi da qualcun altro, da un nemico, da un concorrente, da un… italiano qualunque che attenti al suo potere?”
Sto parlando di una categoria. Chi fa parte di questa categoria? Fanno parte di questa categoria i giudici e i pubblici ministeri. Dunque coloro che in nome del (sic!) popolo italiano accusano, e coloro che in nome del (sic!) popolo italiano giudicano. Ma lasciamo da parte i “pubblici accusatori”. Parliamo dei giudici.

Come è possibile che esista una “Categoria dei giudici”? Da chi si adevono distinguere? Da chi si devono proteggere? Contro chi si devono difendere? Ma il giudice non è forse il giusto? E il popolo, cioè la persona, non si rivolge forse a lui, al giusto, per avere giustizia? E la giustizia del giusto non è forse giusta? O può essere ingiusta? E chi può renderla ingiusta se non la persona del giudice corrotto? Corruttibile? Corruttibile da chi? Dal “giudicato”? Dal “nemico del giudicato”? Dal pubblico accusatore corrotto o corruttore o connivente? Da un “potere superiore al di sopra della giustizia”? Dal potere economico? Dal potere politico? Da nuove forme di potere globale finanziario incontrollabili? Ma… il popolo, che in quel preciso istante è una persona, non si trova davanti ad un giusto? Dunque, quella persona – che sappia o creda o pensi di essere innocente – non può dire o gridare in faccia al giudice: “Tu sei ingiusto!”? Non può? Perché non può? Forse perché ha paura? Di che cosa, di chi ha paura? Si può aver paura della giustizia? La risposta è: no, della giustizia non si può aver paura, ma della legge sì. Dunque il giudice – riunitosi ad altri giudici – non rappresenta la giustizia ma la legge.

Dunque la Legge è la negazione della giustizia. Dunque l’assioma “La legge è uguale per tutti”, non significa “per tutte le persone” ma per i giudici, detti anche magistrati e riuniti in Associazione Nazionale Magistrati per difendersi dalla Giustizia. Rischio minimo, si dirà, visto che la “Giustizia” è amministrata da loro. No, rischio da non correre. Non si sa mai: una rivolta degli indipendenti? Una rivolta dei politici servi? Una rivolta dei figli dei magistrati che si vergognino dei padri? 
Vedi caro amico, vedete cari membri del Tribunale Dreyfus, quali idee confuse mi frullano per la testa? Perciò mi sono rivolto a voi. Volete provare a rispondere alla mia domanda?
Ve la ricordo: “L’esistenza in Italia di una Associazione Nazionale Magistrati non è forse, di per sé, il più spudorato atto di ingiustizia imposto al popolo italiano da una categoria, dunque da un partito, per identificare se stessa come detentrice del diritto, della legge, al punto da doversi e potersi istituire in associazione per proteggersi, per difendersi da qualcun altro, da un nemico, da un concorrente, da un… italiano qualunque che attenti al suo potere?”.
Grazie.