lunedì 31 agosto 2015

POVERO FRATELLO, TU CHE VEDI IL LAMANTINO E OSI DIRE "IO SONO ATEO"




Povero Fratello, tu che vedi il Lamantino e osi dire “io sono ateo”


Povero Fratello che non credi ma credi
di saper pensare. Fratello
della meccanica del mondo, progressista
che alla parola con la minuscola “dio”
un po’ stringi le labbra un po’ la natura
facendo del tutto un divenire chimico-fisico
contenibile in pagine storiografiche –
Povero Fratello che nella Resurrezione
cerchi il Dna di qualche defunto Dulbecco
o Pesanti Montalcini
e manco ti solletica
la matematica ironia di Gödel –
Povero Fratello oh quanto avrei voluto
che accanto a me tu guardassi
il documentarietto televisivo d’un quarto d’ora
sulla giornata dei Lamantini d’acque torbide…
e li avremmo visti insieme toccarsi e sfiorarsi
e senza senso del tempo e della povera ragione
abbandonarsi al fondo in quell’immotivato
stato che noi chiamiamo sonno o riposo
ma che non conosciamo…
E insieme avremmo visto il vedere
dei loro occhi irrilevanti per la vista
e il non senso evolutivo dell’equilibrio
(corporeo? neurovegetativo? dinamico?
funzionale?) e ci saremmo chiesti
che nome dare al loro vivere nell’economia del mondo,
al loro corrispondere a qualche fratello coglione
chiamato Darwin o Feuerbach…
Ma allora ti saresti separato da me, pervaso di noia
e boria razionale.
E invano io t’avrei inseguito a pugni e calci
nel sacro nome della Razionalità,
dell’Ordine, del Senso, dell’unico Senso del mondo –
l’Ostia, il Digiuno, il Rito, la Preghiera, lo Sguardo
rivolto all’Alto –
fondato sul grandioso illuminante
nascondimento del Mistero.
Girolamo Melis, 2012