domenica 2 agosto 2015

Girolamo Melis - IL VERSO IL VIZIO LO STILE LA MORTE - "L'INCONTRO DI PIAZZA SANTO STEFANO", 1969








L’incontro di 
Piazza Santo Stefano














Tu che cosa sei riuscito a fare?
Tu porti in faccia la tua scelta d’uomo
- l’ordine è rimasto ordine –
e la sconfitta del bambino
(sei ingrassato ma stai bene)
(sei più sereno di me?)
tu con le mie mani e con la mia sommessa
violenza soffocata
tu mio come altri mai prima
simile.
Non ti ho chiesto consiglio né esperienza
né di nascondere un abbraccio mai compiuto.
Io ti ho amato un momento
davanti a me con la gola serrata
e subito non avversari
nel nostro fronteggiarci non ipocrita.
La sorte che schiaccia le tue spalle
già sorride. Non prima non ultima.
Non a te chiedo consiglio
mentre mi dài rispetto e fiducia forse
tra persone non convitate
a un banchetto d’affari senza merce.
Tra noi una terza persona con la sua
amarezza di persona
nella vigilia non santa non sconsacrata
veille de Noël in una città delle nostre
tra un aereo e l’altro dei nostri
sempre giorno di partenza.
Tu resti nell’ordine, fratello,
e le tue mani sottili a scattare
porgono doni e porgono alberi colorati
di ieri. Oggi senza doni
che tu mi hai letto tra la barba di due giorni
infantile
non volontaria urlata umile orgogliosa
niente.
Oggi giorno di partenza
giorno di una cosa che parte e non ci lascia.
Vigilia come sempre di una quiete
che solo uno stanco artificio trattiene
silenziosa. Solo amara. Dubbiosa.
Sempre una cosa che parte
ha le braccia cariche di vuoto
come oggi giorno di automobili
di nebbia di corse di aerei
da così lungo tempo
che il linguaggio impotente non separa.
Ma il nostro turbamento
- mentre non eravamo noi ma
tre posti ad un tavolo
e prima ancora tre autodistruzioni –
e tuto il colore che invano appenderai
alla scimmia sorridente.
*
Piazza Santo Stefano era una piazza
stanca e tesa
e Milano non era più la terra
ma uno scalo d’aereo dove tu e io
senza incontrarci possiamo
guardarci negli occhi vecchi e così vergini.
Chi ha più coraggio di noi in questa piazza?
I nostri due nomi non si danno più ai figli.
Antichi desueti. Sono marchi di origine
e di gregge. Veniamo dai Vecchi.
Abbiamo coraggio e viso di menzogna
e bocca serrata. Forse prudenti?
Tu più chiaro di me ti esprimi
e io mi esprimo.
La nostra terza persona – non merce,
non testimone – lei persona
brucia la sua anima e non grida.
Così anch’essa si esprime.
Noi non siamo prudenti.
Noi non abbiamo voluto non ferirci.
Ce le siamo leccate le ferite
come fanno gli uomini.
*
In questa mia stanza di una casa non mia
in questa tua città di un ordine non tuo
in questa sua partenza per un suo niente
noi cerchiamo una festa non voluta.
Ognuno ascolta le voci che può.
O che deve.