domenica 23 agosto 2015

Girolamo Melis, 1985 - "MIO GIOVANE AMICO IN FORMA DI PRINCIPE" - A LORENZO, OGGI 23 AGOSTO 2015


Parola e Silenzio.
"L'uomo parla. Noi parliamo nella veglia e nel sonno. Parliamo sempre, anche quando non produciamo parole ma ascoltiamo o leggiamo, perfino quando non ascoltiamo o leggiamo, guardiamo altrove, ci dedichiamo ad un lavoro, ci perdiamo nell'ozio."
Così comincia il capitolo "Il linguaggio" del capitale "Unterwegs zur Sprache" di Martin Heidegger.

L'analisi del linguaggio che istituisce il Discorso tra Emittente e Ricevente - sempre subordinato a norme e cànoni di dipendenza, uguaglianza, crescita, riduzione etc - ci porta ad affermare che non esiste un Niente, uno Zero comunicazionale.
Parola e Silenzio sono entrambe Unità espressive pari a Uno: un equivoco, un polivoco, ma anche un senso, un non-senso, un polisenso, un dissenso...
Parola e Silenzio, in quanto Unità espressive, non dànno Zero in nessuna operazione numerica (logica):
Parola + Parola = Senso
Parola + Silenzio = Senso
Silenzio + Silenzio = Senso
(Niente + Niente = Messaggio)
Il fatto è che nel Discorso non esiste lo Zero Espressivo, cioè lo stato di non-espressione non si dà nell'individuo essente-presente in presenza dell'Altro. La presenza - lo stare in presenza - è ontologicamente uno stato di comunicazione.
Stato, non Atto, poiché vi agisce l'Essente (Io), non la Volontà (processo di Ragione).
Io sono parlante in quanto Io, nel mio Essere Io.
L'Essere parla all'Altro, nello stesso Sistema in cui è parlato dall'Altro.
Poiché è nello sguardo che nasce il Discorso.
Lo sguardo è il Linguaggio.

da "Mio giovane amico in forma di Principe" 
di Girolamo Melis, Scenario 1985.