martedì 7 luglio 2015

PUBBLICO QUI DI NUOVO, PER I NUOVI AMICI, PAROLE S-CONVENIENTI... DUNQUE SANE E AMOREVOLI

Dedico ai nuovi amici Parole s-convenienti, dunque sane e amorevoli:

La Bellezza del Turpiloquio


Rivendico la Bellezza e la Verità del Turpiloquio contro la Bruttezza e il Perbenismo dell’Oscenità.
Rivendico la salutare Necessità che il Turpiloquio torni nel Linguaggio e nel Discorso quotidiano dei Sapienti, nelle forme dell’Invettiva, dell’Improperio, dell’Anatema, dell’Augurio di Accidente e Morte. E che dunque, nella Parola del Sapiente, la Dannazione colpisca l’Oscenità quotidiana dell’assenza di Linguaggio e dei Mostruosi Inquinatori d’anima e di speranza che l’Italia contemporanea autorizza ed esalta. E colpisca anche l’Oscenità dei “comici” che, uniche fonti didattiche onorate nei potenti Mezzi di Linguaggio di Massa, usano le parole, le espressioni, i tic, i gerghi “turpi”, per far sorridere e ridere, così contagiando la vita del Popolo di una pandemia incurabile: l’Oscenità amichevole e autorizzata.
E colpisca anche i Mostri Osceni del perbenismo, che serrando bocca e mascella disdegnano le comuni espressioni dei rozzi come insulti al loro vergognoso e ipocrita “decoro”.
Rivendico l’Estremismo del Turpiloquio. La sua radice Biblica, il suo Significante Sacro: la Condanna a Morte.
L’ex-Popolo di questa terra perduta che è l’Italia, per esempio, ha eletto a bandiera della Rivolta contro “il Male”, un laido portatore di "Vaffa" e l’ha glorificato in nome di una Liturgia e di un Discorso il cui significato è l’oscena celebrazione del tornaconto sociale, politico ed economico del Profeta, nonché – in forma di briciole e residui – dei suoi accoliti, complici di baratti, nonché di quell’Immondezza costituita dai Borghesi Italiani, secolari mud-mixers, plauditores e mandanti della peggiore Storia di questo povero Paese ex-Patria.
(Rivendico dunque il Turpiloquio del Sapiente per augurare la Morte in mezzo ad un incatramato letamaio inconsumabile, morte senza fine, morte nello strazio della consapevolezza, morte della Vita intera, a tutti quei Grumi purulenti impastoiati nel pus gorgogliante degli accoliti, dei servi, dei con-venienti e dei mandanti, che si pongono come apostoli della "Libertà").
Questo è un esempio di Turpiloquio. Ma quanto più umiliante e colpevole è l’Oscenità del Discorso quotidiano di milioni di Donne e Uomini, di Vecchi e Vecchie, di Adulti e Adulte, di Adolescenti... ai quali tutti l’Istituzione della Scuola, della Formazione e della Vitalità, ha sottratto il Linguaggio, cioè l’Essere stesso. Masse perennemente con la bocca aperta in smorfie oscene sincronizzate e sintonizzate in una meteoristica lalìa di cellulari e ricariche, sms e squillo, abiti e taglie, firme e saldi, shopping e outlet, weekend e viaggi, vacanze e prenotazioni, last minute e all inclusive, forma e fitting, integratori e cyclette, lifting e carni, body e tablet, palestra e solarium, tette naturali e tette al titanio-vanadio, ponti e mezze giornate di ferie, gliela-do o non gliela-do, smartphone o download, sgr… e sprzzz….e ghackch… e “niente”… tuttobene… e te… prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!
Contro questa Oscenità che può fare la Carità? A quale filo d’erba miracoloso della Mesopotamia può appigliarsi la Speranza?
Contro questa Oscenità, grida il Sapiente, cioè colui che non smette di desiderare di conoscere: 
mi fate schifo! 
E argomenta: 
"Desidero – addolorato – la vostra scomparsa dalla superficie terrestre. Invoco il Male, come unica speranza di Bene".
E che il Turpiloquio, nella forma biblica dell’Anatema, accenda il fuoco di un rogo che vi avvolga e innalzi il fumo – depurato dal fetore – in forma di Sacrificio a Dio. Così il Turpiloquio del Sapiente si umilia e si inchina, invocando l’Illusione, nel suo dimorare ai margini.
Ma poi, indicibile, il Turpiloquio del Sapiente si offre al contagio della vicinanza dell’Uomo Osceno. L’Uomo ammirato per la sua vita operosa, per la sua dignità personale, per la sua dedizione a far bene le cose. L’Uomo schivo, creduto ancor più degno per il suo rifuggire gli elogi e la vanità pubblica. L’Uomo sul quale hai intessuto e disegnato e drappeggiato un mito, e che hai voluto incontrare perché sapesse quale onore e gratitudine gli serbavi per avere il privilegio di servirlo, pur a sua insaputa. L’Uomo che hai incontrato, che, timido, ti s’è fatto incontro, e tu gli sei andato incontro, sorridente, fervido.
Quell’Uomo, tu non hai potuto trattenerti dall’abbracciarlo, con discrezione e innocenza. E quell’Uomo improvvisamente ti ha sputato in faccia la sua verità: la sua avarizia, la sua crudeltà, la sua miseria, il suo calcolo, la sua Oscenità. Si è ritratto. Poi s’è fatto accompagnare via. Via. Poi – con parole educate, perbene, oscenamente “cortesi” – ha dichiarato la sua avversione, il suo sospetto, la sua paura del gesto immotivato dell'abbraccio, foriero di chissà quali conti da saldare.
Il mio Turpiloquio sbatte – oh non contro il viso – e s’infrange, si spiaccica contro l’Osceno carburundum della sua anima. Distante sia da me, sia da lui. In una abissale lontananza.
(.......)
Miei giovani Amici, ho voluto dirvi Parole amorevoli, e mi auguro di tutto cuore che vi siano arrivate come Scandalo. Riparatrici dello "scandalo" tremendo che, ogni istante della vita, tali mostri di Oscenità, tali grumi di malattia, lanciano sui vostri visi ancora innocenti, e vi raccontano un Mondo senza Illusione. Questo è il senso, lo squartamento, la carezza del Turpiloquio.
La Bellezza.