mercoledì 15 luglio 2015

MA CHE NE SAPEVO IO - NEL 2010 - DI MAFIA-CAPITALE?! EPPURE................ LEGGI UN PO' QUI
















mercoledì 17 novembre 2010
ROMA - I PALAZZI DEL POTERE
Dice: e mo’ facce ride! Tradotto: quali sono, a Roma, i Palazzi del Potere, quali sono i Luoghi che contano, le stanze in cui si decidono i destini dell’Italia, Padania inclusa?
Oh Madonna Santissima. Come si fa? Se io fossi un “giornalista” già potrei fare un elenco, lo stesso che conosci tu. Però – a differenza di te – riempirei l’elenco di nomi e gerarchie, di storie vere e false ma similvere. Passerei per uno che si guadagna lo stipendio, è informato e ti informa.
Ma… io amo Roma. E il tempo che ho passato nelle sue strade e sotto i suoi cieli l’ho dedicato a guardare i visi e i corpi, ad ascoltare i suoni e le voci, a girarmi di colpo per non perdere l’improvvisa ventata di una faccia conosciuta, a sedermi su una seggiola abbandonata d’una via e d’una piazza qualsiasi come ci si siede al cinema, senza pagare il biglietto. Al cinema. Nella città del cinema, il cinema è ovunque tranne a Cinecittà. E, sedotto dal cinema permanente, mi sono fatto un’idea del Potere che cercherò di dirti, o meglio: di mettere in scena.
La scena del Potere parte dalla scenografia, ben prima che dalla sceneggiatura. Voglio dire, dagli schizzi e dalle attrezzerie, dalle falegnamerie e dal papier pressé (cartapesta). Insomma, va messa su come il Rex di Fellini che si confonde, senza tempo ma tutt’altro che virtuale, col Colosseo e il Tempio di Vesta.

Insomma il Potere, a Roma, è ovunque tranne dentro i cosiddetti Palazzi del Potere. Non ci credi? Bene...
continua


Riesci a descrivermi il Potere del Quirinale? Ormai, anche gli abitanti lo chiamano “il Colle”, la metafora più innocua e ventosa per non dire “Quirinale”, per non rischiare di darsi delle arie e passare per gioppini, creduloni, sbarellati. Una persona seria come il Presidente Napolitano, che di Potere se ne intende (ha conosciuto Stalin, mica Checco Durante…), potrebbe mai dire “Io sto al Quirinale”?! La gente penserebbe a lui come uno che crede di avere potere su qualcuno o su qualche cosa.
No, il Quirinale non è uno, il primo, il più importante Palazzo del Potere. È un posto carino dove invitare le scolaresche in gita, la Clinton e Shimon Peres a farsi una cenetta e un giro nelle quadrerie, nelle scuderie, nelle astanterie.

Palazzo Chigi non ne parliamo. Ci sono stati tutti. Basta un ticket elettorale e un paio di mesi a Palazzo Chigi non si negano a nessuno. Però, Palazzo Chigi mi serve per farti un paio di esempi, uno di Potere, uno di non-Potere.
Tra i tanti ospiti di Palazzo Chigi, uno ha sì incarnato e perfino esercitato il Potere. Hai indovinato: Giulio Andreotti. Ma si guardava bene dallo stare a Palazzo Chigi, si era fatto affittare un ufficetto accanto, nascosto sul retro, a Santa Maria in Lucìna, e lì – che ci do che ci do – ha comandato per decenni, senza alzare la voce, senza alzare né gli occhi né gli occhiali. Come fa chi ha Potere.
E un altro – eh sì, un altro, un vivente, uno che di non-Potere se ne intende – alla sola idea di mettere piede e di appoggiare il culo su una sedia dentro Palazzo Chigi, si tocca, si dimena, si aggiusta la cravatta, fa gestacci: insomma Silvio Berlusconi, Silvio Lombardo, Silvio di Arcore.
Solo che Silvio Berlusconi non è Andreotti. Rispetto ad un Palazzo del Potere, è fuori come un balcone: primo perché una stanza con un tavolo lui crede che serva per lavorare e far lavorare anche gli altri; secondo perché una delle sue follie principali è quella di farli, i Palazzi.
Sicché che fa il meno “romano” dei Presidenti del Consiglio della Storia repubblicana? Compra una casa, una casa della madonna, un iper-palazzo, e lo trasforma di Palazzo-Chigi-bis. Ci si installa e si illude di aver impiantato Milano nella Città Eterna. Crede così di aver costruito la sua Milano Tre del Lavoro, l’Aziendificio Romano. Non fa in tempo a sedersi e incominciare una delle sue trecento riunioni di lavoro giornaliere, che gnomi, folletti e lenoni gli tappezzano corridoi, stanze, bagni, anticamere e antibagni del suo Palazzo Grazioli di troie, cimici, telecamere, bustine di cialis, goldoni e d’avanzi d’ogni genere.
No, il Potere a Roma non solo non è nei Palazzi del Potere, ma nemmeno nei Palazzi del simil-Potere. A meno che…
E, come per incanto, uno che si sta facendo la sua bella passeggiatina dalle parti del Colle, alza gli occhi, vede Palazzo Koch, guarda meglio, legge “Banca d’Italia”: oh!, esclama. Qui sì, che c’è il Potere! Qui sì… peccato che il grande Gangster del Secolo XX, l’uomo più potente d’Italia per quarant’anni (e anche oggi che è morto), avesse comprato una casuccia proprio lì accanto, e da lì accanto, da quella sua dépendance di Villar Perosa, avesse comandato a bacchetta tutti quanti gli abitanti di tutti quanti i Palazzi del “Potere” di Roma e dintorni, sistemando suoi uomini fedeli proprio sulle seggiole di Palazzo Koch…

Ma allora, se nemmeno Palazzo Koch è un Palazzo del Potere, dov’è il Potere? Com’è possibile che in Italia non comandi nessuno?
Proviamo a uscire da Roma. Senza andare troppo lontano. Città del Vaticano, uno Stato-Città nella Città. O meglio: una scenografia spalancata e al tempo stesso chiusa da alte mura. Ingresso libero, fino a un certo punto, fino alle stanze del Potere. Le stanze del Potere. Di una di queste stanze si può vedere, molto da lontano e per la precisione dal basso, una finestra. Certe volte le persiane della finestra si aprono, e certe altre volte si aprono perfino i vetri. E esce un Omino a mezzo busto, solitamente vestito di bianco, con qualche colore addosso. L’Omino bianco parla. È il Papa. Quello è il Potere? Sì, quello è il Potere e quello è un Palazzo del Potere, uno dei tanti, fuori dalle Mura, disseminati nella Città di Roma, dove l’Omino bianco va raramente e ci mette uomini fidati. Uomini che rappresentano il Potere dell’Omino Bianco ma – questo può sembrare strano – hanno ed esercitano anch’essi il Potere, insomma tengono caldo il Potere dell’Omino bianco. Fanno poco rumore, normalmente parlano poco, ma la loro presenza nei Palazzi del Potere (San Giovanni in Laterano, il Palazzo della Congregazione, Casa Ruini, per fare qualche esempio) dell’Omino bianco ricorda costantemente agli abitanti dei “Palazzi del Potere senza Potere” chi il Potere ce l’ha e come sia meglio per tutti loro non allargarsi troppo.
Sì, ma, il Potere Politico, il Potere Economico, insomma il Potere dei Romani e degli altri Italiani romanizzati che fanno di Roma la Capitale d’Italia, dov’è?
Il Palazzo dell’Inps, dov’è? I Palazzi dei Partiti, non saranno mica scomparsi? Il Palazzo della CGIL? Quei bei Palazzi umbertini e/o piacentiniani dei mitici Ministeri? Chiusi?
Oh no, niente è chiuso, tutto è ben solido e imponente, tutto pullula di stipendiati e di consiglieri, di posti fissi e di ambitissimi posti precari, tutti gli ascensori trasportano messi e fattorini al piano e tra un piano all’altro, tutto s’inebria di pause-caffè e pause-pranzo, di corridoi fervidi di cicalecci e messaggini brevi manu… Insomma, c’è tutto tranne il Potere.

Avevo cercato di lanciarvi un indizio, ma vedo che non l’avete colto. Sarò più chiaro. Il Potere è ovunque tranne nei Palazzi del Potere. Va bene così?
Hai presente un bar a piazza del Popolo? Prova a sederti ad un tavolino. Vedi lì accanto due tipi che non conosci ma che appena ti vedono si alzano e si spostano due tavolini più in là? Se non li conosci significa che non appaiono in tv. Se si spostano e non ti conoscono non significa che non ce l’hanno con te, ma quello che hanno da dire non lo deve ascoltare nessuno. Due elementi fanno il tutto: sono due uomini di Potere (infatti non vanno a dire coglionate in tv) e stanno facendo il loro mestiere di Potere (che è segreto e di cui domani non parleranno i giornali). Ecco, ti ho fatto l’esempio del bar Rosati. Ma non spendere in giro questa informazione, perché il bar Rosati non è un Palazzo del Potere, e gli uomini di Potere lo frequenteranno saltuariamente finché non annuseranno l’aria e scopriranno che si è sparsa la voce. Non ce li vedrai più.

Mettiamo ora che tu stai oziosamente passeggiando su via del Corso, con un balordo come te, e come al solito senza capo né coda. Improvvisamente, vedi venirti incontro un kriss malese, insomma la faccia di Massimo D’Alema. Dici: “Cristo, Massimo D’Alema!”. E sbagli, perché hai mancato l’altro, quello che cammina accanto a Massimo D’Alema e verso il quale Max – che non guarda in faccia nemmeno sua moglie – ostenta una devota attenzione. D’Alema che pende dalle labbra e dai silenzi di un altro essere umano? Ecco, hai intravvisto un uomo di Potere che stava dando degli ordini a D’Alema. Eppure via del Corso non è un Palazzo del Potere.
E nemmeno il ristorante da Nino a via Borgognona, e nemmeno gli scalini del Pantheon, e nemmeno la piazzetta antistante il ristorante Piperno al Ghetto…
Un qual certo decadimento dei tempi e dei costumi ci porterebbe a prendere in ambigua considerazione come Luoghi di Potere certi anfratti, casette, flats, cumuli di pneumatici, e perché no?, viadotti – viados, per gli amanti del genere – nei quali si scambiano segreti, si concordano decreti-legge, decisioni virili. Ma non li suggeriamo ai Lettori.
La nostalgia di intimità forse perdute per sempre ci porta invece a consigliare vivamente l’Eau Vive, il ristorante segreto di Dio: invisibile ai passanti se non annusando uno ad uno i portoni rinascimentali della via Montalcino. Un dito leggero sul campanello, una musica celestiale, Haendel, un invito a salire. E l’accoglienza è garantita da suorine di questa o quella missione, di questo o quel continente, il piccolo inchino, l’indicazione della mensa, un segno della croce, e l’introibo ad un pasto sempre diverso nei sapori e negli aromi, sempre benedetto… poi una pausa, l’invito a deporre la forchetta e il coltello, la Preghiera.
È il più autentico, il più sublime Palazzo del Potere di Roma: il Paradiso.